Frenkminem

pensieri e storie di varia anarchia


Berluscounter!

Sei comunista? Comunità di recupero...ovvio

Il fascismo dilaga, il governo collabora, oggi se sei comunista, giustamente ti mandano a disintossicarti come succede a questo ragazzo catanese:

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78197

Siamo avvertiti anche da Famiglia Cristiana e dall'Unione Europea che non brillano certo per essere filo-comunisti, stiamo addentrandoci in un tunnel di repressione strisciante. Abbiamo a Roma i militari schierati in città come nel Cile di Pinochet e i vigili urbani hanno la pistola come gli sceriffi del West.

Siamo lo zimbello d'Europa, un paese con una democrazia al limite, ci stiamo disintossicando dalla libertà e il nuovo duce non è un maestro di scuola, ma un ignorantissimo e deleterio palazzinaro.

Brutti tempi e sindaci peggiori, il nostro pugliesissimo Alemanno vuol tanto bene a Roma che sta per distruggere un ritrovamento archeologico sotto il Pincio per costruire un megaparcheggio svuotando completamente la collina intaccando opere d'arte come la terrazza sul Pincio e la Tribuna di Valadier di Piazza del Popolo.

Dobbiamo sopportare ancora altro per sbarazzarci di questi gerarchetti inutili e capre che fanno dell'ignoranza la loro bandiera?

 

Ma il problema ancora più grave è che non c'è nessuno pronto a sostituire questa classe politica di burocrati, quindi diventa un dovere morale per noi tutti quello di togliere di mezzo, una volta per tutte questi soggetti pericolosi dai centri di potere prima che distruggano tutto e s'inventino nuove barbarie urbanistiche come via della Conciliazione o via dei Fori Imperiali.

Ciò che non sono riusciti a distruggere i barbari, ciò che non hanno distrutto i Barberini adesso i neofascistelli stanno finendo lo stesso sporco lavoro.

in fede

Frenk

Pigneto: sono tornati i lupi

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Non rammaricatevi
dai vostri cimiteri di montagna
se giú al piano
nell'aula ove fu giurata
la Costituzione
murata col vostro sangue
sono tornati
da remote caligini
i fantasmi della vergogna
troppo presto li avevamo
dimenticati

è bene che siano esposti
in vista su questo palco
perché tutto il popolo
riconosca i loro volti
e si ricordi
che tutto questo fu vero
chiederanno la parola
avremo tanto da imparare

manganelli pugnali patiboli
vent'anni di rapine
due anni di carneficine
i briganti sugli scanni i giusti
alla tortura

Trieste venduta al tedesco
l'Italia ridotta un rogo

questo si chiama governare
per far grande la patria

apprenderemo da fonte diretta
la storia vista dalla parte dei carnefici
parleranno i diplomatici dell'Asse
i fieri ministri di Salò
apriranno
i loro archivi segreti
di ogni impiccato
sapremo la sepoltura
di ogni incendio si ritroverà il protocollo

Civitella Sant'Anna Boves Marzabotto
tutte in regola

sapremo finalmente
quanto costò l'assassinio
di Carlo e Nello Rosselli
ma forse a questo punto
preferiranno rinunciare alla parola
peccato
questi grandi uomini di stato
avrebbero tanto da raccontare

(Piero Calamandrei 1953)

Pigneto: sono tornati i ratti neri, sono usciti dalle fogne dove la libertà li aveva cacciati, sono usciti per fare la prova per la notte dei cristalli, il loro capo un Alemanno, un nome che secoli fa avrebbe fatto tremare i polsi ai cittadini dell'antica Roma, ma oggi loro stessi lo hanno eletto capo.

Di nuovi, secoli dopo, i barbari sono tornati a Roma per completare la loro opera di distruzione, fez, svastiche, pugnali e spranghe è questa la loro sicurezza? Raid nei quartieri? Caccia agli zingari e i rumeni? Una muta di lupi che fa le ronde?

Grazie non ci sto in questa città sicura.... come dicevano gli antichi: Malo mori quem fodaeri  ovvero piuttosto muio che insozzarmi con questa brutta gente ed essere complice delle loro porcherie xenofobe.

Non voglio più essere italiano tantomeno romano, apolide voglio diventare riprendetevi il mio passaporto, mi vergogno del tricolore!

Fascisti! 

 

Schifani, La Loggia, Dell'Utri e i boss

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Ci siamo incontrati [con Enrico La Loggia n.d.r.] a un congresso di Forza Italia.
Lui mi dice: “Nino [Mandalà n.d.r.], io sai per questo incidente di tuo figlio
…[Nicola Mandalà n.d.r.]”.
Gli ho detto: “Senti una cosa, tu mi devi fare la cortesia, pezzo di merda che sei, di non permetterti più di rivolgermi la parola. Siccome io sono mafioso ed è mafioso anche tuo padre che io me lo ricordo quando con lui andavo a cercargli i voti da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga. Lo posso sempre dire che tuo padre era mafioso”.
A quel punto lui si è messo a piangere.
(deposizione di Nino Mandalà ai giudici di Palermo)


Questo è il racconto del burrascoso incontro tra il boss di Villabate, che dopo Corleone è diventata la "capitale" della mafia siciliana, Nino Mandalà (fondatore del club Forza Italia del paese) ed Enrico La Loggia tirapiedi girgentino del partito di Berlusconi.
La Loggia, già due volte ministro per gli affari regionali nei governi Berlusconi II e III  (stranamente non riconfermato nell'attuale),  è il "garante" di Renatuzzo Schifani e con lui coinvolto nella società d'affari "Siculabrokers" con esponenti di Cosa Nostra, impone una collaborazione del suo delfino nell'affare Piano regolatore che avrebbe dovuto spingere la realizzazione del Centro Commerciale di Villabate, poi sfumato per l'opposizione del boss di Brancaccio Guttadauro (l'"amico" di Cuffaro) che invece voleva che fosse costruito nel quartiere palermitano da lui comandato.
Renatuzzo nega di aver favorito le mire della mafia villabatese anche se  Francesco Campanella, ex presidente del consiglio comunale di Villabate, oggi mafioso pentito confessa:

"il prg [Piano Regolatore Generale n.d.r.] di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato con La Loggia...Schifani avrebbe cooordinato con il progettista di fiducia tutte le richieste che Mandalà avesse voluto inserire in materia urbanistica».

Il povero Mandalà si lamenta:
 

" Lui Schifani e La Loggia li aveva sempre considerati degli amici, tanto che erano stati tra gli ospiti importanti del suo secondo matrimonio"

Questo stesso Renato Schifani occupa oggi la seconda carica del paese, perché?
Forse non dobbiamo dimenticare mai le parole di Provenzano che disse:
 

“io mi sto giocando i denti, possiamo dormire tranquilli, ho Dell’Utri e Berlusconi nelle mani, che questo è un bene per tutta Cosa Nostra”.

 

Un pregiudicato Sindaco?

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Una piccola galleria di foto del neosindaco di Roma: Giovanni Alemanno nato a Bari nel 1958

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Qualche informazione per capire il tipo:

ARRESTATO SEGRETARIO '' FRONTE DELLA GIOVENTU'''
(ANSA) - ROMA, 20 NOV 1981 –

SERGIO MARIANI 28 ANNI SEGRETRIO DEL FRONTE DELLA GIOVENTU' DI VIA SOMMACAMPAGNA, E' STATO ARRESTATO DAI CARABINIERI PER AVER AGGREDITO, CON UNA PESANTE SPRANGA DI FERRO, UNO STUDENTE UNIVERSITARIO DI 23 ANNI, DARIO D' ANDREA. INSIEME CON LUI E' STATO ARRESTATO GIOVANNI ALEMANNO, DI 23 ANNI, NATO A BARI E RESIDENTE A GALLIPOLI, PER AVER PARTECIPATO ALL' AGGRESSIONE. LO STUDENTE E' STATO ACCOMPAGNATO AL POLICLINICO DOVE E' STATO GIUDICATO GUARIBILE IN DIECI GIORNI. GLI AGGRESSORI, UN GRUPPO DI CINQUE SEI GIOVANI, HANNO AFFRONTATO DARIO D' ANDREA, IERI ALLE 19.30 DAVANTI AL BAR '‘ LA GAZZELLA'' NEL RIONE CASTRO PRETORIO DOVE, IN QUEL MOMENTO, SI TROVAVANO TRE CARABINIERI. FORSE PREOCCUPATI DALLA PRESENZA DEI CARABINIERI I GIOVANI, RINUNCIANDO AL PESTAGGIO, HANNO LANCIATO DA LONTANO, CONTRO IL D' ANDREA, LA SPRANGA DI FERRO E SONO FUGGITI. MENTRE UN CARABINIERE HA SOCCORSO IL FERITO, CHE ERA STATO RAGGIUNTO ALLA TESTA, GLI ALTRI DUE HANNO INSEGUITO I FUGGIASCHI E SONO RIUSCITI A PRENDERE MARIANI E ALEMANNO. NEL RAPPORTO CHE I CARABINIERI HANNO TRASMESSO ALLA MAGISTRATURA SI AFFERMA CHE, PER LE MODALITA' DELL‘AGGRESSIONE E SOPRATTUTTO PER LE DIMENSIONI DELLA SPRANGA DI FERRO, IL COLPO POTEVA ESSERE MORTALE: IL MAGISTRATO POTREBBE QUINDI DECIDERE DI INCRIMINARE ENTRAMBI PER IL REATO DI TENTATIVO DI OMICIDIO. DARIO D' ANDREA HA DETTO AI CARABINIERI DI NON CONOSCERE I SUOI AGGRESSORI E DI NON AVER MAI MILITATO IN UNA ORGANIZZAZIONE POLITICA.
20-NOV-81 13:36 NNN

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Dopo aver partecipato nel 1989, in quel di Nettuno, ad una manifestazione non autorizzata contro l’arrivo di Bush jr. al cimitero americano, con tanto di scontri con la polizia; nel 2007, dando un grandissimo esempio di coerenza, se ne esce con questo bel discorso

"Tutta la città di Roma deve un profondo ringraziamento agli oltre diecimila uomini in divisa che ieri, con il loro impegno, con il loro coraggio e con la loro pazienza, hanno impedito che gli scontri di piazza organizzati contro il presidente Bush dilagassero in tutta la città. Nessun ringraziamento va invece fatto ai promotori delle manifestazioni che dovrebbero essere consapevoli del fatto che, organizzando proteste in concomitanza con eventi critici come quello di ieri, non possono non creare l'occasione per incidenti e violenze da parte delle frazioni più estremiste. Nelle violenze c'è una responsabilità oggettiva che coinvolge tutta l'estrema sinistra, parlamentare e non, che ha fortemente voluto demonizzare la visita a Roma del presidente Bush. Mi auguro che il problema dei gruppi estremistici nella Capitale non venga archiviato in attesa passiva di nuovo scontri e di nuove violenze. C'è infatti, nella nostra città un vasto arcipelago di gruppi estremistici che predicano ogni giorno la violenza come strumento di lotta politica e che poi la praticano ogni qual volta hanno un'occasione di visibilità e di agibilità. Questo arcipelago viene mantenuto artificialmente in vita, tollerando occupazioni e illegalità diffusa che creano uno spazio antagonista fuori da ogni controllo".


(on. Gianni Alemanno, An) (Ansa, 10 giugno 2007).

Poi sul “caso della Parmalat” dare un’occhiata a questo video tratto dalla trasmissione di Rai 3 “Report”

 

 

Voto e Moschetto

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Finalmente a Roma abbiamo, dopo il 25 luglio 1943 alla caduta del Governo Mussolini, un bel fascista al Campidoglio: Gianni Alemanno.

Ma chi è costui?

Un neofascista amico delle frange più estreme del terrorismo nero, non lo dico io basta leggere sull'imparziale Wikipedia. Nella sua segreteria aveva  Beppe Dimitri, un ex Avanguardia Nazionale (messa fuorilegge nel 1976 per ricostituzione del disciolto partito fascista), vicino al gruppo terrorista dei NAR (quello dei Fioravanti, Mambro e Alibrandi) e fondatore di Terza Posizione

 “Il 23 settembre del 1980 Adinolfi, Dimitri, Fiore ed una quarantina di giovanissimi (molti diciottenni e diciassettenni) sono oggetto di mandato di cattura per reati associativi (stavolta si tratta della costituzione di Terza Posizione)”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Peppe_Dimitri

Lo stesso novello sindaco di Roma ha qualche scheletro nell’armadio e un soggiorno a Rebibbia, leggere per credere:

 “Sul finire del periodo turbolento degli anni di piombo, venne fermato nel novembre 1981 per aver partecipato insieme ad altri quattro componenti del Fronte della Gioventù all’aggressione di uno studente di 23 anni.”

E ancora:

“Nel 1982 fu arrestato con l'accusa di aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma, scontando 8 mesi di carcere a Rebibbia”

 

E poi:

“Il 29 maggio 1989 viene arrestato a Nettuno (ma subito scarcerato) per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentato blocco di corteo ufficiale, in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d'America, George H. W. Bush, al cimitero di guerra americano.”

. http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Alemanno

E questa è solo la parte politica, Alemanno Ministro dell’Agricoltura ha ricevuto una gran bella mazzetta da Calisto Tanzi per la commercializzazione del latte “Frescoblu”, oggi fuorilegge, di ben 85 mila euro (85.000!) sotto forma di finanziamento per una misconosciuta rivista dell’area di Alemanno.

(“Mani Sporche” p. 272)

Voi volete questo signore come sindaco?

I Camilleri che ho letto

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Camilleri, negli anni 90 divenne famoso, io lessi il suo libro "Il cane di terracotta", lo trovai carino ma non abbastanza per farmi continuare la lettura della saga di Montalbano.
Di recente invece mi sono comprato i tre libri di Camilleri del 2007 ovvero "Le pecore e il pastore", "Voi non sapete" e "Maruzza Musumeci".
Me li sono divorati in poco tempo (Camilleri non è Dostoevskij quindi i suoi libri non durano più di tanto) e ho scoperto che Camilleri senza Montalbano è decisamente più interessante.

Cominciamo con "Le pecore e il pastore", un saggetto di 125 pagine (l'ho letto in una notte e stanotte l'ho letto di nuovo).
Questo libro è costruito un po' come un "dossier" simil Sciascia, alla maniera di quei suoi romanzi come  gli "Atti relativi alla morte di Raymond Roussel", Esse Editrice, Palermo, 1971 o il più celebre "La scomparsa di Majorana", Einaudi Torino 1975.
La storia narra la vita del vescovo di Agrigento,  Peruzzo e la sua lotta (nel secondo dopo guerra) contro gli agrari, notoriamente fiancheggiati dalla mafia.
Senza raccontare più di tanto la storia coinvolge la famiglia Tomasi (proprio quella del principe di Lampedusa), Santa Rosalia, la patrona di Palermo e il convento delle benedettine di clausura di Palma di Montechiaro, citato anche nel "Gattopardo" e feudo della famiglia Tomasi di Lampedusa.
La storia si evolve e pare uscita non tanto dai documenti del convento del S.S. Rosario, ma dalla "Sorcière" di Jules Michelet o dal film "I diavoli" di Ken Russell, l'apoteosi dell'esaltazione mistica.

"Voi non sapete" è un saggetto sulla letteratura mafiosa e si tratta di una rilettura in termini filosofico-antropologici dei celebri (ma non abbastanza diffusi) "pizzini" di Bernardo Provenzano, l'ultimo ex latitante di lusso di Cosa Nostra.
La rilettura "in siciliano" di Camilleri fa intravedere un mondo non conoscibile altrimenti, un mondo ancora medievale ma pronto a ricreare se stesso in ogni tempo e in ogni ambiente. Provenzano mostra i limiti del semianalfabeta ma i suoi messaggi occulti sono ancora  intraducibili.
Questo libro fa pensare.

La storia di "Maruzza Musumeci" già l'avevo letta e la conoscevo passo per passo, infatti è uno dei racconti più belli di Tomasi di Lampedusa: "La sirena".
Ma se il giovine gentiluomo Corbara incontra un ellenista di fama mondiale che lo introduce nella dimensione delle foto di Wilhelm von Gloeden, un ellenismo un po' artefatto, di maniera ma efficace, Camilleri cambia il nome della sirena lampedusiana da Ligheia a Maruzza, un po' più popolare ma comunque dal significato palese. Maruzza non s'accompagna a tritoni o alla corte del dio Nettuno, Maruzza sogna di nuotare coi delfini e tutto il romanzo è lirico e onirico mai di maniera.
Ma la storia di Maruzza va oltre la storia della sirena di Lampedusa perde forse in forma letteraria ma ci guadagna in umanità.
 

Al caldo buono

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Ciao amore,
ti aspetto là,
nella terra baciata dal sorriso degli dei,
dove soltanto tu sai,
sulla torre a Via Maqueda,
là dove il caldo buono raccoglie il furore
del vento bruciato dal deserto.

Ti aspetto là amore,
ancora in piedi per te,
mai da solo nella vita,
mai da solo nella morte,
ma frustato godendo del vento ardente,
dal caldo buono dei vicoli,
nel caldo buono della piazze luminescenti,
nel caldo buono delle strade deserte.

 

Morto per caso

 

E' morto un tifoso? No è morto un ragazzo.
E' morto un laziale? No è morto un tifoso.

L'esperimento "stadi sicuri" è fallito alla grande in Italia, dopo la morte di quel poliziotto a Catania che aveva fatto interrompere il campionato l'anno scorso, oggi ci troviamo di fronte allo stesso problema di sempre: la violenza non giustificabile delle forze dell'ordine ha fatto di nuovo scoppiare il pentolone delle frustrazioni quotidiane chiamato calcio italiano.


E questa volta hanno fatto un brutta frittata e di nuovo le forze del disordine sono al centro di una brutta storia, l'omicidio volontario di un innocente, un cow boy in divisa ha sparato così per disperdere una rissa e ha colpito un poveraccio in macchina con un colpo alla testa.
Il bello di questo "Far West de noantri" è che il poliziotto non ha  sparato un colpo di pistola per paura di un attentato alla propria vita, com'è successo al carabiniere al G8 di Genova, nel caso del ragazzo romano nessuno aveva assalito la polizia il colpo di pistola era assolutamente un gesto inutile e non giustificabile in nessun modo.

E' tremendo spiegare ai familiari di un povero ragazzo che il figlio è morto "per caso" cioè si è trovato nella traiettoria di un proiettile sparato così...senza motivo.
Purtroppo è una cosa inevitabile chi gira con un'arma prima o poi la usa e la maggior parte delle volte viene usata a sproposito...non sarebbe il caso di disarmare la polizia?
"All Cops Are Bastards" è la parola d'ordine degli ultras di tutto il mondo un gruppo trasversale chiamato con l'acronimo A.C.A.B.
così i nostri ultras si sono organizzati e coalizzati contro il comune nemico e ha sfondato lo stadio di Bergamo, allora la polizia interviene fuori dallo stadio picchiando le due tifoserie sia atalantina che milanista, anche i romanisti e i laziali, non l'un contro l'altro armati ma di fronte allo stesso nemico mettono a ferro e fuoco i dintorni dell'Olimpico, la rabbia esplode di fronte alla morte di un ragazzo, di un tifoso, di un poveraccio che si ferma ad un autogrill dell'A1 e viene ucciso.

Il Ministro degli Interni dice cazzate parla di tragica fatalità, un omicidio, una pallotola sparata ad altezza d'uomo, per uccidere perché per ogni pallottola che parte da un'arma è finalizzata ad uccidere (insomma si tratta di piombo non di plastica o di burro) è una tragica fatalità? Ancora ci dobbiamo credere? Dal dopoguerra ad oggi le tragiche fatalità hanno ormai riempito i cimiteri di lapidi d'innocenti trovatisi in traiettorie strane di colpi sparati in aria o simili baggianate a cui tutti comunque hanno voluto credere per non pensare che la morte arrivi inutilmente per "una tragica fatalità".

Il partito democratico dei censori

Nato il pessimo Partito Democratico il governo si mette subito a lavoro e licenzia una leggina sull'editoria che, a quanto pare, "regolerà" anche la libera informazione sulla rete.
In questa regolamentazione sono previsti anche siti personali e blog o comunque tutta l'informazione che fino ad oggi era liberamente presente sul web che viene messa al pari con l'"editoria" ufficiale.
Ciò che è divertente (se non fosse grave) è che la maggiorparte degli articolati della legge sull'editoria sono previsioni di contribuzioni in denaro pubblico all'editoria ufficiale...contributi che erano già previsti nella precedente legge sullo stesso tema per ovviare ai crack finanziari dei giornali (su carta) e limitare la morte di voci anche fuori dal coro.
La nuova legge continua a prevedere questo ausilio in denaro alla stampa e di contro intende intervenire con misure quali iscrizioni ad un fantomatico Registro degli operatori di comunicazione di tutti (ma proprio tutti!) coloro che sia privatamente che pubblicamente, sia per fine di lucro che (e questo è gravissimo) senza fini di lucro, diffondono notizie.
Perché una regolamentazione di un libero spazio? Forse, e la legge lo fa intuire, per evitare ad esempio la diffamazione  "a mezzo stampa"? Ma già esiste un articolo del Codice Penale (art. 595 c.p.) che punisce questo reato, ma questa legge va oltre e colpirà (se approvata in via definitiva) soltanto coloro che usano i blog senza "padrone" i cani sciolti del web.
Per i curiosi e i miscredenti questo è il testo della legge:
http://www.beppegrillo.it/immagini/DDL_editoria_030807.pdf

Antonio Di Pietro ha già scritto sul suo blog che la bloccherà  in quanto:
"E’ una legge liberticida, contro l’informazione libera e contro i blogger che ogni giorno pubblicano articoli mai riportati da giornali e televisioni.
Io faccio parte del Governo e mi prendo le mie responsabilità per non aver intercettato il disegno di legge, ma per quanto mi riguarda questa legge non passerà mai, anche a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’Italia dei Valori al Governo."
Non possiamo che sperare che mantenga il suo impegno.
Poi abbiamo ancora una bistrattata Costituzione che all'art. 21 prevede:
"Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure."


 

Ancora Che Guevara

Tanto per farsi anche due risate occo la Recinzione di Johnny Palomba su Che Guevara...

 


1967-2007 - Hasta siempre Comandante

 

Quando il 9 ottobre del 1967, esattamente 40 anni fa, il corpo di Ernesto Guevara De la Serna  fu trasportato nella scuola elementare de La Higuera in Bolivia, una contadina del luogo pare abbia commentato "Sembra il Cristo!" ed era vero le foto di Che Guevara morto, che hanno fatto il giro del mondo, ricordano in maniera impressionante "Il compianto sul Cristo morto" di Andrea Mantegna.
Nudo fino alla cintola come Gesù, integro e soltanto una ferita (mortale) sotto il costato (come Cristo appunto) Guevara ha finito oggi (40 anni fa) la sua vita mortale ma è iniziato il mito del Che.
Partito nel 1951 da casa come San Francesco per curare i lebbrosi, il Dottor Guevara, fresco di laurea, s'accorge che nel suo continente, il Sudamerica, la vita è grama per la maggioranza della popolazione mentre la loro terra è fra le più ricche della terra di materie prime dal petrolio al rame ai diamanti.
Come potevano esistere tanti poveri in una terra così ricca?

 


Arrivato nel 1953 in Guatemala Guevara è impiegato al Ministero della Sanità di questo piccolo paese che in quel periodo era retto dal governo progressista di Jacobo Arbenz.
Gli americani avrebbero anche tollerato un governo democratico in questo fazzoletto del Centroamerica se al presidente Arbenz non fosse venuta l'idea di nazionalizzare la fonte di reddito principale del paese cioè la coltivazione delle banane.
La United Fruit e co. multinazionale americana rischiava di perdere una larga fetta del mercato e la CIA s'inventò un esesrcito guerrigliero anticomunista che rovesciò la fragile democrazia guatemalteca (i comunisti c'entravano come le armi di distruzione di massa in Iraq, cioè niente).
IL resto è storia, l'incontro con gli esuli cubani, la "Granma" che li porta sull'isola, la rivoluzione cubana, l'esperienze africane e poi la Bolivia.
Bloccato dal tempo inclemente, l'asma che lo torturava nel paese più alto della terra, e soprattutto i conflitti con il locale Partito Comunista allineato con l'ordine sovietico di non aiutare i ribelli cubani il Che fu catturato dall'esesrcito boliviano e ucciso dopo una notte di prigionia da un oscuro ufficiale ubriaco (versione ufficiale) da un ordine partito direttamente dagli USA è quella ufficiosa ma più accreditata.
Il cadavere di Guevara fu nascosto e sepolto in un luogo sconosciuto. Gli Yankees speravano che l'oblio coprisse la fama del rivoluzionario argentino...ma non fu così perché ancora oggi chi crede nella giustizia, la libertà e l'uguaglianza (termine scomparso in questa nostra pessima nazione) lo piange...
Qui di seguito c'è (con la traduzione italiana) la canzone più bella dedicata al Che: Hasta Siempre.

Scritta da Carlos Puebla nel 1965 prima della partenza del Che per la Bolivia è la canzone sulle sue gesta più conosciuta nel mondo

Aprendimos a quererte
desde la historica altura
donde el sol de tu bravura
le puso cerco a la muerte.

Aqui se queda la clara,
la entrañable transparencia
de tu querida presencia,
comandante Che Guevara.

Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la historia dispara,
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.

Aqui ...

Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa.

Aqui ...

Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa,
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.

Aqui ...

Seguiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos:
"Hasta siempre, Comandante!"

Aqui ...

TRADUZIONE ITALIANA

Abbiamo imparato ad amarti
sulla storica altura
dove il sole del tuo coraggio
ha posto un confine alla morte.

Qui rimane la chiara,
penetrante trasparenza
della tua cara presenza,
Comandante Che Guevara.

La tua mano gloriosa e forte
spara sulla storia
quando tutta Santa Clara
si sveglia per vederti.

Qui rimane la chiara ...

Vieni bruciando la nebbia
come un sole di primavera,
per piantare la bandiera
con la luce del tuo sorriso.

Qui rimane la chiara ...

Il tuo amore rivoluzionario
ti spinge ora a una nuova impresa
dove aspettano la fermezza
del tuo braccio liberatore.

Qui rimane la chiara ...

Continueremo ad andare avanti
come fossimo insieme a te
e con Fidel ti diciamo:
Per sempre, Comandante!

Qui rimane la chiara ...

 


Qui sotto una versione del più grandre cantautore cileno:Victor Jara

Lord Byron precursore dell'antipolitica?

 

A proposito di politica e antipolitica, un divertente aneddoto è quello che riguarda George Gordon Byron, ovvero Lord Byron, aneddoto tratto da un misconosciuto saggio sulla letteratura inglese scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa per ovviare le carenze del giovane nipote nella materia. Un saggio lungo e abbastanza noioso in se' ma pieno di spunti che ci fanno capire il pensiero dell'autore del Gattopardo.
uso direttamente il testo di Tomasi:


"...quando [Byron] fu ammesso alla Camera dei Lords [...] prestò giuramento e chiese subito la parola [...] pronunziò, con voce melliflua, un breve discorso nel quale deplorava che in Inghilterra la nascita e la ricchezza potessero conferire dei diritti politici, chiese l'abolizione della Camera dei Lords (lui! Lord Byron!) e additò l'esempio della Francia nella quale, come diceva, "regna un semplice ufficiale d'artiglieria". Depose sul banco della Presidenza un suo progetto di legge per l'abolizione della Camera dei Lords, e se ne andò.

Non vi rimise più piede..."

Evidente che il gesto di Byron era teso a riformare un vecchio sistema, che risaliva addirittura alla "Magna Charta", perchè si era creata una casta, quella dei nobili Lords che non avevano bisogno neanche del consenso popolare per essere eletti ma già erano "eletti" per diritto di nascita. In fondo Lord Byron è stato la versione romantico-ottocentesca di Che Guevara e come il rivoluzionario argentino anche Byron morì per la libertà di un popolo che non era il suo: i greci.

Leonardo Dominici detto il Magnifico, terrore dei lavavetri

 

Finalmente si è aperta la stagione della caccia ai lavavetri, un problema che assilla le nostre civili città.

Non a caso proprio Firenze, città della cultura e la tolleranza rinascimentale (Lorenzo il Magnifico nel '400 cacciò da Firenze il Frate, poi santo, Bernardino da Siena poiché aveva iniziato col sobillare il popolo contro gli ebrei), la stessa città che ha tollerato le eresie di Galileo, la prima in Italia ad avevre un sovrano illuminato, Pietro Leopoldo di Lorena e la prima ad abolire dalla sua costituzione la pena di morte.

Novello Lorenzo e illuminato come e più di Pietro Leopoldo, il sindaco sig. Leonardo Dominici è una specie, ormai in via di estinzione, degli oscuri e grigi scribacchini usciti dalle scuole di partito nel caso in questione il PCI degli anni '70.
Ultima creatura di una serie di sindaci, sconosciuti ai più, imposti dalle varie correnti dei partiti al potere negli enti pubblici e territoriali come comuni, province e regioni.
Questi "golem di partito" sono pericolosi, hanno un microchip ormai desueto dal quale i termini come disagio sociale, proletariato, e tolleranza vengono sostituiti con termini come: potere, libera concorrenza, precariato, privatizzazione e purtroppo anche repressione.

Dominici rappresenta, i suoi editti contro il racket (inesistente) dei lavavetri lo dimostrano, l'anima bottegaia della città, la Firenze della Massoneria (deviata e non), quella di Oriana Fallaci, la città-museo votata, insieme a Venezia, alla distruzione per i Futuristi per far posto al "nuovo" al futuro.
Ma Firenze è rimasta ferma alla fine dell'800, il suo sindaco, più Cosimo III che Lorenzo il Magnifico, ne rispecchia tutti gli aspetti negativi.

Se il Magnifico elevò la città a bilancia dell'equilibrio politico tra gli stati italiani, Cosimo III, suo discendente, all'inizio del XVIII secolo la ridusse a luogo di "sbirri, boia e preti", una città così bigotta che la stessa moglie di Cosimo, Marguerite-Louise d'Orleans, abituata alla brillante corte di suo zio Luigi di Francia, il Re Sole, si fece rinchiudere in un convento parigino pur di fuggire da Firenze.

Una città piena di contraddizioni ma che non riesco a non amare perché ci sono nato.

Certo che il racket dei lavavetri andava stroncato e il giovane sindaco di belle speranze ma d'idee bislacche (e un po' fasciste) si è buttato nella mischia per primo.
Tutta Italia gli ha riso dietro, persino Calderoli che gli ha offerto la tessera della Lega.
In compenso le armate dei vigili urbani fiorentini (fra i più stronzi e fetenti d'Italia lo posso affermare con certezza) hanno debellato le forze del male: i lavavetri non potranno più nuocere e aggredire i cittadini automuniti di razza bianca. La città è salva, il cittadino ringrazia...

I semafori sono stati bonificati e i fiorentini possono andare in giro, magari con i parabrezza zozzi ma fieri di questa nuova vittoria della democrazia, della civiltà e soprattutto della libertà.

Messori il difensore dei pedofili

Questa intervista a Vittorio Messori apparsa sull "Stampa" più di un mese fa circa rende evidente come certi loschi figuri si sentano più che impunibili sotto le gonne di Madre Chiesa.

Le parole di Messori rasentano l'invito ai preti sessualmente incontinenti a peccare...

Leggere per credere:

Vittorio Messori, lei è coautore di Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger: qual è, da ascoltato frequentatore dei Sacri Palazzi, la sua idea sugli scandali sessuali nella Chiesa dopo gli ultimi casi giudiziari di don Gelmini e dei sacerdoti ricattati a Torino?

«Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Se fosse così per don Pierino Gelmini, se ogni tanto avesse toccato qualche ragazzo ma di questi ragazzi ne avesse salvati migliaia, e allora? La Chiesa ha beatificato un prete denunciato a ripetizione perché ai giardini pubblici si mostrava nudo alle mamme. Queste storie sono il riconoscimento della debolezza umana che fa parte della grandezza del Vangelo. Gesù dice di non essere venuto per i sani, ma per i peccatori. E’ il realismo della Chiesa: c’è chi non si sa fermare davanti agli spaghetti all’amatriciana, chi non sa esimersi dal fare il puttaniere e chi, senza averlo cercato, ha pulsioni omosessuali. E poi su quali basi la giustizia umana santifica l’omosessualità e demonizza la pedofilia? Chi stabilisce la norma e la soglia d’età?»

La Chiesa non controlla più i sacerdoti?

«Nessuno osa più comandare, si pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina. Ci si scandalizza del sacerdote molestatore, poi però il vescovo diventa un odioso despota se nega l’ingresso in seminario ad un gay. Ci si indigna dei peccati dei sacerdoti ma se l’autorità ecclesiastica cerca di imporre le regole scoppia il finimondo e si grida alla repressione, all’autoritarismo, alla discriminazione. Casi come quelli esplosi in questi giorni, la Chiesa li ha sempre ricondotti sotto il proprio controllo. Ma oggi il “vietato vietare” le proibisce di esigere disciplina al suo interno. La Chiesa ha sempre saputo che seminari e monasteri attirano omosessuali. Prima era molto attenta a porre barriere all’ingresso e a sorvegliare la formazione. Chi dimostrava tendenze gay veniva messo fuori. Poi il no alla discriminazione ha permesso l’ingresso in forze degli omosessuali e ora la Chiesa paga quell’imprudenza».

I suoi sostenitori definiscono don Gelmini un «santo»

«Non entro nel caso giudiziario, però è indubbio che nella storia della Chiesa una sessualità disordinata ha potuto convivere agevolmente con la santità. Sono legato al segreto richiesto dai Postulatori, ma potrei fare nomi celebri. Il fondatore di molte istituzioni caritative in Europa è stato proclamato Beato nonostante le turbe sessuali che per un istinto incoercibile lo spingevano a compiere atti osceni in luogo pubblico. Non mi scandalizzo, penso ai drammi umani che ci sono dietro. San Giovanni Calabria era un benefattore dell’umanità, ma è stato sottoposto a sette elettroshock: da psicopatico grave, da manicomio».

Perché scoppiano adesso questi scandali?

«In America è stata assolta la maggior parte delle diocesi che invece di patteggiare hanno tenuto duro e sono arrivate in giudizio. Però è innegabile che oggi nella Chiesa la castità fa problema. Sul piano umano è disumana. Si resta casti solo se si ha fede salda, fiducia nella vita eterna. Il deficit non organizzativo, ma di fede. E non si risolve abolendo il celibato ecclesiastico perché l’80% sono casi gay. Deviazioni sessuali di preti che mettono le mani addosso agli uomini e ai ragazzini. La caduta della fede e la rivoluzione sessuale accrescono il problema. Chi è causa del suo mal pianga se stesso: sono stati eliminati i controlli per ammettere in seminario pure gli effeminati il cui sogno era stare in mezzo agli uomini».

Le comunità antidroga sono terra di nessuno?

«La Chiesa deve tappare i buchi della società laica. I preti antidroga nessuno li controlla, sfuggono alla sorveglianza dei vescovi e dei superiori perché diventano superstar, con i rispettivi supporter politici. E così c’è lo schieramento dei buoni samaritani di destra e di quelli di sinistra, don Ciotti contro don Gelmini. I preti di Torino sono finiti nella rete dell’estorsione perché si è inventato il concetto ipocrita di pedofilia. Così un ricattatore senza arte né parte campa con la minaccia di far esplodere uno scandalo. Una volta ricattavano i notai con l’amante, oggi la categoria più esposta è il prete gay».

Un business, come dice Bertone?

«Sì. Negli Usa gli avvocati mettono cartelli per strada: “Vuoi diventare milionario? Manda tuo figlio un anno in seminario e poi passa da noi”. Le diocesi sono facilmente ricattabili, preferiscono pagare anche se innocenti. Temono un danno d’immagine. E l’inquinamento riguarda anche noi. Il politicamente corretto sta prendendo campo anche nel cattolicesimo italiano. E i risultati si vedono, purtroppo».

Palermo come l'ho vista io

Qualche scatto di Palermo

Dare una possibilità

Bisogna dare una possibilità alla pace

 

Lasciate che i fanciulli vengano a me (Mt. 19. 14)


Questo è uno dei passi evangelici che piacciono molto ai preti. L’"affaire" pedofili in canonica, prende il largo dopo le denunce contro i sacerdoti – pedofili americani (uno degli scandali più tremendi che hanno investito la Chiesa Cattolica in anni recenti, in pieno regime woytiliano) Questo non testimonia certo a favore della subitanea santità di un Papa che ha avuto occhi per guardare ma li ha distolti, ha avuto il potere di punire ma non ha punito, lo stesso Leonardo da Vinci scriveva nel '400:


"Chi non punisce il male permette che lo si faccia"

Quegli stessi prelati che non hanno voluto cacciare i mercanti dal Tempio (leggi Marcinkus e la Banca di Sindona) e non hanno fatto il pulito di questi farisei del 2000 che ammorbano l’aria, le segreterie, le sacrestie e le stanze dei palazzi vaticani.
Siamo passati da Hanna e Caifa a Pilato ma il Cristo, che è venuto a sostituire la legge della spada con la legge dell’amore, è ancora inchiodato sulla croce che i suoi stessi rappresentanti terreni gli hanno preparato.


Ma veniamo alle ultime notizie sul fronte cioè: Don Gelmini l'amico dei politici è stato denunciato per molestie sessuali a ragazzi della Comunità Incontro di Amelia (TR) da lui fondata e diretta.
Fratello del più noto Padre Eligio, padre spirituale del Milan negli anni '60-70 e noto "viveur" e frequentatore di night divenuti famosi (come il Number One di Roma al centro di uno scandalo legato alla cocaina) Don Pierino ha un certificato penale lungo più di quanto non si creda. Arrestato e detenuto più volte, Don Pierino, che si faceva chiamare "Monsignore" e per questo richiamato dal Vaticano, vive a Casal Palocco, sobborgo "chic" tra Ostia e Roma dove vivono molti Vip, in una villa con piscina, in compagnia di tre domestici: cuoca, autista e giardiniere.
 Il Cardinale Marchisano (uno dei più intelligenti  e preparati in quanto Presidente emerito della Fabbrica di San Pietro, Presidente emerito della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Presidente emerito della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa insomma ciò che si dice un intellettuale) ha invitato il prete di Berlusconi e Gasparri a dimettersi in attesa degli sviluppi di questa brutta faccenda, di contro il falso Monsignore ha invitato il cardinale stesso a dimettersi (un tempo questo era chiamato peccato d'orgoglio).


L'impunità di questo soggetto è permessa da quegli stessi che si scandalizzano dei PACS e delle cellule staminali il cui uso potrebbe salvare numerose vite.
Com'è noto Don Gelmini (o Don Pierino come lo chiamano i "suoi" ragazzi) è il fondatore di uno di quei lager chiamati "Comunità di recupero" che sfuggono alle leggi dello Stato e dove vengono (tutt'ora) usati metodi di "recupero" in stile nazista
con punizioni corporali e psicologiche degne dei peggiori carceri cinematografici (quindi che non esistono nella realtà).
"Monsignor" Gelmini ha avuto tutta la libertà di delinquere (coperto dall'omertà dei suoi amici politici) nel modo più schifoso cioè approfittando sessualmente (di quella sessualità perversa che soltanto i preti riescono a esprimere) di persone psicologicamente indifese e contando anche nella poca credibilità che un tossico può avere se messo a confronto con una istituzione della carità cristiana come don Piero Gelmini.
Cosa si può dire ancora di questa brutta storia? Sperare soltanto che si faccia giustizia, ma già i "rodipiloni" (come si diceva anticamente) o i baciapile, come si dice oggi, si sono mobilitati per coprire le schifezze del loro amico prete.
Noi speriamo invece come cittadini di uno stato laico che l'anatema lanciato dallo stesso Cristo contro chi "scandalizza i bambini" (Mt 18.6 e sgg.) stavolta arrivi puntuale a colpire chi non è degno di sopravvivere alle proprie porcherie.

 

 

A scuola da Don Mimì

Giuseppe Fava, giornalista d’assalto catanese,  aveva dato al suo giornale il roboante nome (almeno così mi pareva allora, erano gli anni ‘80): I Siciliani.

(Giuseppe Fava sarà ucciso nel 1984 da due killers di Cosa Nostra)

Oggi mi rendo conto di quanto Fava avesse ragione.

Dopo due soggiorni a Palermo comincio a comprendere come i siciliani siano diversi da noi.

Il mio non è un discorso razzista…non è nelle mie corde il razzismo…tutt’altro.

I siciliani sono un popolo particolare che non somiglia affatto a tutto ciò con cui fino ad oggi mi ero imbattuto.

 

“…da una trentina d’anni, parlandosi dei Siciliani [da notare la maiuscola!], non si sogna altro che malandrinaggio, mafia [da notare invece la minuscola!], violenze e coltellate. Alla triste nomea hanno concorso […] recenti processi […] Gli effetti di quei processi […] dureranno lungamente, e se avvenimenti nuovi non concorreranno a far dimenticare  (sic)  i già noti […] si perpetueranno ancora a scapito della fama di questo popolo mal compreso e peggio giudicato…”

 

Così scriveva il maggiore antropologo italiano, ancora oggi insuperato nelle sue ricerche sul folklore, Giuseppe Pitrè nel suo volume intitolato Il popolo siciliano che risale al 1912.

Pitrè era siciliano, anzi palermitano, è chiaro che cerca di salvare il suo popolo dalla “triste nomea” con giri di parole che dicono e non dicono.

I siciliani di oggi si rapportano in maniera diversa con la realtà nella quale vivono, la mafia esiste ma è qualcosa di loro che loro esclusivamente possono comprendere fino in fondo.

Il tassista che mentre mi porta a Palermo dall’aeroporto sulla Trapani-Palermo mi indica una casa illuminata proprio all’altezza dello svincolo di Capaci (io neanche l’avevo notato al buio lo svincolo), mi dice:

“La vede quella casa bianca illuminata sulla montagna?”

“Allora?”

“Da là Giovanni Brusca ha innescato la bomba che ha fatto saltare l’autostrada e Giovanni Falcone”

“…” [stupore mio]

Potevo pensare che fosse un caso ma già due universitari di Gela (paese ad alta densità mafiosa) facendo un giro di Palermo tra l’amichevole e il turistico – il carattere dei siciliani è anche questo un grosso mistero – indicano monumenti e strade di cui vanno fieri:

“Questo è il Duomo”

“Questo è il Palazzo dei Normanni”

“E là c’è il palazzo dell’Antimafia”

“…” [questo è sempre il mio stupore]

Potevo pensare che giovani che hanno vissuto soltanto di riflesso tutte le vicende della guerra di Mafia e poi i processi degli anni ’80, avessero una sensibilità diversa dai vecchi palermitani che certe cose le avevano vissute sulla propria pelle fino a quando non ho incontrato Don Mimì.

 

Don Mimì l’ho incontrato in ospedale, era mio compagno di stanza, avevamo istaurato un rapporto paritario guardando fuori dalla finestra.

Là si stendeva Palermo, dalle montagne della Conca d’Oro al mare, Don Mimì amava intrattenersi con vecchie storie, alcune vecchissime.

“Palermo non è una città greca come Napoli o Taranto, Palermo è d’origine fenicia”

Non so perché questo poteva essere motivo di vanto ma poi ho capito che questa sua vetusta origine la poneva in una situazione particolare rispetto a tutte le altre città d’Italia, quando Palermo già viveva e godeva della raffinata civiltà orientale  dove oggi è Roma allora c’erano ancora rozzi pastori e a Napoli pescatori di cozze.

Io non mi sono mai avventurato in discorsi che potessero turbare la suscettibilità di Don Mimì mi ricordavo bene la storia del brigante Testalonga che alla fine  del ‘700 dette prova di ciò che (come racconta sempre Pitrè) era lo spirito dell’”antica maniera […] questo, più tardi [verrà]  chiamato omertà” anche Cicerone  definì il popolo dell’isola viene chiamato genus suspiciosum …gente sospettosa.

Ma Don Mimì  parla e ricorda, i suoi  racconti si dividono tra quelli “prima della guerra di mafia” e quelli dopo “l’ultima guerra di mafia”.

Don Mimì è un vero palermitano, malato terminale e 67enne effettivamente ha poco da perdere, io non sono certo una persona pericolosa, un giornalista o che so io…

Don Mimì parla di mafia intanto distinguendo tra la civile convivenza raggiunta in città e quella di (sue parole) Napoli  la camorra che definisce incivile, sanguinaria e barbarica.

“Lo sai che in Sicilia la parola camurrìa significa confusione?”

Ed è questo, secondo lui, che distingue la mafia sicula da tutte le altre forme di malavita del continente disorganizzate e sanguinarie.

Per me pensare che la mafia non è sanguinaria è difficile  ma io in quest’isola ci vivo quale ospite e per di più malato.

La mafia è qualcosa di esclusivamente siciliano e soltanto un siciliano la può comprendere, questo è anche uno dei punti fermi del libro Cose di Cosa Nostra di Giovanni Falcone.

Don Mimì parla di mafia giudicandola il cancro della sua città ma d’altra parte io non l’ho mai incoraggiato a parlarmene, lui è di sinistra ma conosce la questione e, quasi con fierezza, mi spiega la città divisa in “Mandamenti” l’assalto dei corleonesi e la strage dei vecchi capibastone al tempo in cui questi “rozzi contadini” (ergo sanguinari) hanno sbilanciato la pax mafiosa negli anni ’80 sostituendosi alla mafia ormai sedimentata da tempo in città

“…dove ciascuno sapeva bene a chi rivolgersi per avere giustizia, per punire gl’infami e gli oppressori”

Quella dei corleonesi, per Don Mimì è invece una mafia militare che non rispetta compromessi o vecchie divisioni territoriali una camurrìa !

Palermo ha dei pregi insospettati:

Il traffico, caotico ad ogni ora del giorno, si ferma davanti al semaforo rosso (a Roma te lo sogni!)

Se ti vedono disorientato c’è sempre qualcuno pronto a chiederti se hai bisogno di aiuto, se ti sei perso etc. (a Roma o anche a Firenze ti puoi tranquillamente perdere chi ti si fila?)

Insomma Palermo non è una città italiana, nemmeno una città levantina come la maggioranza delle città del sud, Palermo è il centro di un Impero antico e barocco, dove tutti i giorni si vive come fossero gli ultimi giorni di Pompei .

Consigli culinari: se andate a Palermo mangiate gli involtini siciliani fatti col pesce spada e un ripieno golosissimo, la pasta con le sarde e le linguine o spaghetti alla polpa di riccio.

 

 

Il Mondo alla Rovescia

Ieri sera ho visto alla TV lo sceneggiato sulla vita del giudice Borsellino. Ho notato con mio grande stupore che questo era prodotto da Mediaset e ho pensato che il mondo ormai sta cominciando a girare nel senso sbagliato: un mondo alla rovescia.
Paolo Borsellino, procuratore aggiunto di Palermo, è stato uno dei primi a chiamare in causa, già al Maxiprocesso contro Cosa Nostra, Vittorio Mangano, stalliere di Berlusconi, e uomo d'onore del clan di uno dei più sanguinari boss della mafia: Pippo Calò.
Calò, una delle menti "militari" di Cosa Nostra è stato anche coinvolto nella strage della Stazione di Bologna e nelle imprese della famigerata Banda della Magliana, insomma un pericoloso figlio di puttana.
Ma cosa ha detto Borsellino di Mangano? Queste le sue parole da un intervista fatta alcuni mesi prima di essere ucciso:

"Sì, Vittorio Mangano l'ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come "uomo d'onore" appartenente a Cosa Nostra. "

Nel corso della stessa intervista il giudice s'avvicina sempre più a personaggi collusi con la mafia e vicini (molto vicini pure troppo)  alla corte di Berlusconi come i gemelli Dell'Utri -  di cui Marcello è stato il fondatore di Forza Italia - tanto per fare un esempio:
Borsellino disse allora:

"Dell'Utri non è stato imputato del maxi processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano".

Nel finale dell'intervista il giornalista cerca di chiarire questo rapporto Calò-Mangano-Dell'Utri-Berlusconi, Borsellino non approfondisce perchè non si trattava di una sua inchiesta ma cos a dice veramente? Cosa vuol farci capire con le parole:

"...Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi, è una vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una vicenda che non mi appartiene, non sono io il magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla.

Giornalista
C'è un'inchiesta ancora aperta?

Borsellino
So che c'è un'inchiesta ancora aperta.

Giornalista
Su Mangano e Berlusconi a Palermo?

Borsellino
Sì. "

Lo sceneggiato di canale 5 è un insulto, una tragica beffa, uno sputo in faccia al popolo siciliano, l'avidità di guadagnare su una disgrazia nazionale senza tener conto che proprio colui che vuoi celebrare ti stava (a te Berlusconi) per fare la festa.

"Giornalista
Lei mi dice che è normale che Cosa Nostra si interessi a Berlusconi?

Borsellino
è normale che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro."

In galera, in galera!


 
 

L'accoltellatore (una storia vera)

Firenze, anni '30

B.G. è nato all'inizio degli anni trenta a Firenze, sua madre di mestiere faceva la prostituta, il padre era un ergastolano rinchiuso nel carcere de "Le Murate", morto poco dopo la nascita di B.G.
Fin da ragazzino la sua vita non è stata molto allegra dato che tutta l'infanzia l'ha passata in istituti e quando la madre l'ha tenuto in casa tentò di aggredire uno dei fratelli con un coltello.
Venne, per questo motivo, allontanato di nuovo da casa e chiuso di nuovo in istituto, ma stavolta si trattava di un istituto particolare: la Pia Casa del Lavoro, quasi un mezzo riformatorio.

Anni '40


Passata la guerra e diventato maggiorenne B.G. viene trasferito nel Manicomio Provinciale di Firenze con una diagnosi di schizofrenia e disturbi alla personalità.
Non c'è bisogno di molta fantasia per comprendere che tipo di personalità possa  aver sviluppato un povero cristo come B.G. da sempre ai margini della società.

Anni '50

Sta di fatto che alla metà degli anni '50 la madre di B.G. si trasferisce a Livorno portandosi dietro i figli, B.G. viene trasferito al Manicomio di Volterra.
Dopo una breve stagione al Manicomio Civile B.G. attenta alla vita di un altro malato e viene presto trasferito a quello criminale, B.G. ha poco più di venti anni.
B.G. viene sottoposto a varie cure, spesso a base di elettroschock documentate da cartelle cliniche, nel frattempo  la madre muore e i fratelli e le sorelle di B.G. tornano a Firenze.


Anni '60

All'inizio degli anni '60 anche B.G. torna a Firenze, ma al Manicomio Civile.
Nel 1966 viene spedito  "in esperimento" (come si diceva in termini tecnico-psichiatrici) a casa della sorella maggiore.
La sorella di B.G. nel frattempo si era fidanzata e si sarebbe presto sposata con un giovane e onesto operaio.


Durante la permanenza a casa con la sorella, il futuro sposo e i futuri suoceri di lei, B.G. tiene un comportamento ambiguo, tanto che sia la sorella, ormai prossima sposa, che la suocera di lei si recano presso il Manicomio denunciando gli atteggiamenti di B.G. sempre più aggressivi via via che la data del matrimonio si avvicinava.
Quando le donne tornano a casa con un nulla di fatto, B.G. è scomparso.
Ormai siamo in luglio, la coppia convolerà a nozze tra qualche giorno e all'assenza di B.G. non viene dato grosso peso, anzi.

La chiesa di San Giuseppe è parata a festa, è un giorno in pieno luglio e fa quel caldo che soltanto a Firenze esiste, umido e soffocante, un caldo da "dare di matto".
I due sposi all'altare sono belli come tutti gli sposi, i parenti rivestiti per l'occasione, eleganti.
Nel fondo della chiesa la figura stracciata e scura di B.G. viene praticamente ignorata.
Improvvisamente B.G. avanza di corsa verso l'altare brandendo un coltello da cucina, quando la madre dello sposo cerca d'intercettarlo B.G. le vibra una coltellata e lei si accascia.
Lo sposo che cerca di accorrere in aiuto della madre si guadagna altre due coltellate.
Tutto avviene nel giro di pochi secondi B.G. s'avvicina alla sorella e lascia cadere il coltello insanguinato.
I carabinieri lo fermano, ancora immobile davanti all'altare, e lo traducono al vicinissimo carcere delle Murate, dove trent'anni prima il padre di B.G. era stato rinchiuso fino alla sua morte.

Non resterà molto tra i detenuti "normali" perché B.G. è "speciale" la sua particolarità sta nel non riuscire mai a portare a compimento i suoi efferati delitti, infatti il suo coltellino da cucina non ha fatto poi grossi danni, qualche taglio superficiale e più che altro paura.
Verrà infatti prontamente trasferito al Manicomio Criminale di Montelupo Fiorentino.
Alla Villa Medicea detta "L'Ambrogiana", ancora oggi manicomio criminale, una delle più belle fra quelle dei dintorni di Firenze, B.G. vi rimase poco tempo poiché nel novembre 1966 il fiume Arno inondò anche Montelupo e i pazienti del manicomio trasferiti altrove.


Anni '70

B.G. iniziò così un giro turistico attraverso il manicomio di Aversa, poi quello di Napoli, infine,, all'inizio degli anni '70, quello di Castiglione delle Stiviere nella pianura lombarda.
Qui il nostro B.G. conobbe un altro sentimento: l'amore.
Fino a quel momento il suo rapporto con la sessualità era stato brutale, istintivo e animalesco, adesso aveva conosciuto un'infermiera dell'istituto la quale gli aveva insegnato la tenerezza e la gioia di un amore corrisposto.
Un giorno, nell'inverno del 1977, faceva molto freddo, c'era molta nebbia, non soltanto nella pianura del fiume Adda, ma anche nel cervello di B.G.  che ormai per anni aveva  dato segno di una certa stabilità.
In esperimento a casa della sua amata B.G. esce dalla cucina brandendo il solito coltello e s'avventa contro di lei.
Di nuovo rinchiuso nel manicomio B.G.  scompare dalle cronache e forse scompare davvero.

Settembre 1995


E' una di quelle giornate di fine settembre quando a Firenze si respira già l'aria d'autunno ma le giornate di sole non sono ancora finite. Alla Fortezza da Basso vicino alla fontana dei cigni, alcuni ragazzini giocano spruzzandosi addosso l'acqua della fontana.
D'improvviso un turista seccato e forse involontariamente bagnato dal gioco comincià a gridare verso i ragazzini, all'improvviso gli si para di fronte una figura scura che brandisce un coltello da cucina poco più lungo di un temperino e accoltella il turista senza dire una parola.
La gente s'impaurisce, grida e scappa ma la figura scura rimane in mezzo al piazzale col coltello in mano.
Ambulanze, polizia, il turista se la cava con un graffio poco profondo, B.G. viene trascinato dentro la macchina della polizia, il suo sguardo è quello di chi sa già cosa succederà, carcere, manicomio e istituto.
B.G. torna a casa, almeno in quell'unico rifugio che conosce il manicomio.  

L'amore al tempo del tumore

Gabriel Garcia Marquez sta morendo di tumore ma ci ha lasciato questa bellissima lettera prima di lasciarci definitivamente:

"Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico.
Valuterei le cose, non per il loro valore, ma per ciò che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, essendo cosciente che per ogni minuto che teniamo gli occhi chiusi, perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei avanti quando gli altri si ritirano, mi sveglierei quando gli altri dormono.
Ascolterei quando gli altri parlano e con quanto piacere gusterei un buon gelato al cioccolato
Se Dio mi desse un pezzo di vita, mi vestirei in modo semplice, e prima di tutto butterei me stesso in fronte al sole, mettendo a nudo non solo il mio corpo, ma anche la mia anima.

Dio mio se avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’arrivo del sole. Sulle stelle dipingerei una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei le rose con le mie lacrime per sentire il dolore delle loro spine e il rosso bacio dei loro petali.
Dio mio se avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che le amo. Direi ad ogni uomo e ad ogni donna che sono i miei prediletti e vivrei innamorato dell’amore.
Mostrerei agli uomini quanto sbagliano quando pensano di smettere di innamorarsi man mano che invecchiano, non sapendo che invecchiano quando smettono di innamorarsi!

A un bambino darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con la dimenticanza.
Ho imparato così tanto da voi, Uomini... Ho imparato che ognuno vuole vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel come questa montagna è stata scalata.
Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l’ha catturato per sempre
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall’alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi.

Da voi ho imparato così tante cose, ma in verità non saranno granchè utili, perchè quando mi metteranno in questa valigia, starò purtroppo per morire.

Dì sempre ciò che senti e fa’ ciò che pensi.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti, ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi “ti amo” e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.
Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò.
Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.

Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli “mi spiace”, “perdonami”, “per favore”, “grazie” e tutte le parole d’amore che conosci.
Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto sono importanti.

(Gabriel Garcia Marquez)

Lettera aperta a Veltroni

Egr. Sig. Sindaco,
o caro Walter se preferisci, io lo preferisco dato che siamo coetanei, vorrei farti notare lo stato di degrado nel quale versa uno dei monumenti più insigni del barocco di Roma nord, ovvero la fontana dell'Acqua Acetosa.
Mi dirai che al confronto di archi trionfali, teatri ed anfiteatri, che riempiono l'antica Urbe e pre e protocristiana, questa fontana non ha poi un gran valore, tanto più che si trova anche fuori dalle normali rotte del turismo di massa.

Proprio perchè sono in amante delle cose belle, mi piace esplorare i luoghi in cui vivo, dando un'importanza particolare ai piccoli gioielli nascosti fra le pieghe delle città.
Quando ho visto la fontana in questione, ancora integra, ma con piante selvatiche ed erbacce che "decoravano" lo stemma dei Pamphili aprendosi pericolosamente dei varchi tra le pietre dello scenografico sfondo trifornice, popolarmente assegnato all'arte del Bernini pur essendo di Andrea Sacchi, ho provato disagio.
Ma la cosa che mi ha coplito in maniera particolare è stato vedere che il piazzale
attorno è stato adibito a deposito dei mezzi dell'AMA.

Tu pensa che ben tre papi fecero a gara nei secoli per abbellire la fontana che oggi è "parcheggiata" assieme ai mezzi atti a rimuovere la "monnezza" senza neanche un cartello turistico che ne indichi la presenza, è veramente una brutta cosa che non fa onore alla città da te amministrata.
Walter, fa' qualcosa, sposta almeno il parcheggio dell'AMA! Ci sono decine di parcheggi nei paraggi e la presenza dei mezzi non deturperebbe un monumento barocco tanto importante per la storia di Roma visto che per secoli gli "Acquacetosari" vendevano per tutta la città quest'acqua dalle innumerovoli virtrù.

Bologna, la luna, ed...io

 

Se c’è una particolarità che distingue Bologna da Firenze questa è la disponibilità della gente, ma soprattutto il silenzio.

“La polvere è un turbo di gèrmini folti./ Il rosso mattone qual sangue che sgorghi/ fiammeggia novello per case e per torri” una città dannunziana del silenzio come Ferrara, Ravenna e Rimini.

Ma la fine degli anni ’70 fu un trionfo per la città: Radio Alice, A/traverso ma soprattutto il DAMS.

Io al DAMS ci sono stato e là non era difficile, a quei tempi, incontrare gente. C’erano Eco e Squarzina, Giuliani, Scabia e Celati, non fu certo un caso incontrare Pazienza e Tondelli.

Due personalità esattamente opposte, l’uno turbinante e casinaro  seguiva con me il corso di filmologia, dove quell’anno si trattava di Neorealismo, Pier Vittorio invece l’ho incontrato a Musica (non si chiamava esattamente così , a dire il vero ancora adesso non lo so il vero nome) che si trovava in  Strada Maggiore dove c’era un Istituto di cultura polacca, il pianoforte di Chopin e il calco di gesso della sua mano.

Pier se ne stava seduto a terra addossato al muro e confabulava fitto fitto con  altri studenti in attesa dell’inizio della lezione, capelli lunghi, barba e occhiali tondi ispirava una calma da guru indiano anche se era lo scrittore più metropolitano che abbia letto, ma allora ancora non lo sapevo.

Bologna non era Berlino, ma aveva altrettanti locali, Bologna era la città più multietnica d’Italia, una piccola metropoli dove s’incontravano il punk e la pizzica pugliese.

A Bologna, quando c’ero io, c’era l’immigrazione più intelligente d’Italia, senza valige di cartone ma con zaini pieni di libri, i “nostri” libri quelli che leggevamo, chiosavamo e vivevamo; i classici come Kerouac, Céline e Rimbaud, quelli nuovi e i militanti: il “Diario del Che in Bolivia”, Gorge Jackson  e i “Dannati della terra”, “Alice disambientata” ciclostilato dagli studenti del DAMS, si leggevano riviste come A/traverso, Zut e Cannibale (che era appena uscito).

Seduto a terra, addossato al muro, il giovane Tondelli parlava di musica rock e di letteratura (manco a farlo apposta), io insistevo su la grandezza di Carmelo Bene e Gilles Deleuze, e come al solito me la tiravo un po’, beh avevo letto o no i primi capitoli dell’”Antiedipo”?

Anzi un po’ tutti ce la tiravamo a quei tempi sembrava proprio che avessimo un gran futuro davanti a noi, ma soltanto Pier Vittorio aveva già i numeri per imboccare quella strada e là seduti accostati al muro affrescato (chissà da chi forse da un quadraturista settecentesco) ancora non potevamo sapere che quel tipo, schivo e taciturno in pubblico, ma diluviante in quell’occasione avrebbe assediato la cittadella della “cultura” ufficiale con una scrittura non certo ufficiale.

Tondelli, quando poi l’ho letto,  mi è sembrato tutt’altro che schivo anzi la sua scrittura stava al rock come quella di Kerouac  stava al be-bop, infatti quando mi capitava di incontrare Pier a Musica ho parlato più di rock che di letteratura, guarda la sfiga cosmica sei col più grande affabulatore italiano di fine millennio e di cosa parli? Di Robert Wyatt e della Scuola di Canterbury! Di quel rock anni ’70 di nicchia come succede a tutti quelli che se la tirano un po’. Pier era anche favorevole a qualcosa di più pop (nel senso di popolare) soprattutto i cantautori italiani, io invece rimanevo duro e puro - insomma avevo ben letto “I padroni della musica” in edizione Stampa Alternativa e quindi lo sapevo che schifezza stava dietro al rock dei falsi idoli, almeno Robert Wyatt era un compagno, l’avevo letto su un’intervista su “Gong” mica su “Ciao 2001”

Però di fronte a “Sea song” di Bob Wyatt  anche Pier doveva chinare il capo, la bellezza di questo piccolo gioiello fatta canzone ci trovava d’accordo.

 

Dietro Piazza Verdi, e il Teatro Comunale, s’apriva una via stretta ancora presidiata dai blindati della Polizia (non si erano mai mossi dal tempo dell’occupazione dell’Università) e là c’era un posto dove gli studenti s’andavano a prendere un aperitivo, chiamato “il Pierino” dal nome del proprietario del baretto.  Il posto era decisamente piccolo, un grosso bancone anni ’60 e due o tre tavolini pieni zeppi di gente chiassosa e di “pierini” sui tavoli. Il “pierino” era un cocktail dalla formula segreta, così diceva Pierino il barista,  io sapevo soltanto che i nostri fegati giovinetti rimasero per sempre segnati dal tremendo tasso alcolico della sostanza ingerita e sconosciuta.

Da Pierino trovavi tutti e di tutto, in particolare i fuorisede, era un paradiso alcolico tra una lezione e l’altra e più di una volta Pier Vittorio l’avevo visto tra le tenebre del baretto fumoso che parlava, ma il più delle volte ascoltava. A quel tempo non lo sapevo ma scrutava quella varia umanità di giovani Werther, Holden e Törless,  artisti  “da giovani, da cuccioli e da scimmiotti”, ma anche freakettoni, autonomi, lottarmatisti e indiani (metropolitani e non), insomma gli “altri libertini” ovvero noi.

In mezzo ai cappotti (nevicava) erano impilati i gialli Trattati di Semiotica Generale, le enaudiane Dialettiche dell’Illuminismo, insomma una piccola biblioteca di volumi sgualciti dalle troppe ore passate a capire ciò che gli Eco, gli Horkheimer e gli Adorno avevano distillato per le nostre giovani menti.

 

 

Ma se una radio è libera...

 

E' difficile raccontare ciò che per trent'anni ti ha fatto sentire una persona speciale (non un supereoe), una persona fortunata quantomeno, ma forse vale la pena di buttarlo giù come una specie di libretto di appunti, senza trama e con un "io" che racconta.


Io sono per costituzione un cuor-di-coniglio quindi la cosa più assurda e contraddittoria che mi fosse potuta capitare era quella di trovarmi face-to-face con un carabiniere che mi vuole manganellare
- Perché? - ho pensato in quella frazione di secondo che mi era concessa. Poi mi sono guardato attorno e un sacco di gente stava prendendo a bastonate gli scudi dei carabinieri ed ho capito perché.
Non ho mai capito chi si buttava a corpo morto contro i cordoni della polizia sapendo che comunque poi, alla fine, sarebbe dovuto scappare. Per me una manifestazione era come una specie di Risiko (che ai tempi non esisteva ancora in Italia) giocato dal vivo dove l'importante era la disposizione tattica e la conquista (con l'inganno) di strade e piazze, quella che in seguito verrà battezzata da "La Nazione" (il giornale della borghesia fiorentina) come "...ore di guerriglia urbana che hanno sconvolto il centro della città...".
Se lo scontro all'arma bianca mi sembrava troppo pericoloso la guerriglia urbana era molto più rischiosa, non sapevi mai chi avevi accanto perché i gruppi si costituivano poi si scioglievano e si ricomponevano in altri punti della città.
Non eravamo veggenti ma almeno in ogni gruppo c'era una radio accesa su una stazione che avvertiva degli spostamenti, insomma una specie di telecronaca degli scontri in diretta. Il giorno dopo la polizia chiuse la radio, io lo so bene perché in quel tempo lavoravo proprio là.
Per evitare il precedente di Radio Alice di Bologna che aveva trasmesso in diretta l'irruzione della polizia, a Firenze i poliziotti vennero molto presto la mattina quando la radio chi l'ascoltava? Neanche io che la facevo, infatti fui avvertito per telefono.


Controradio (così si chiamava e si chiama ancora oggi) ebbe l'onore di avere per seconda, dopo la mitica radio bolognese, i sigilli della polizia sulla porta. Un onore che allora ci rendeva fieri ma da cui oggi la radio rifugge, insomma fa parte di una fetta della storia recente che non piace: "i terribili anni di piombo".
Io non ricordo tutto questo piombo in quegli anni anzi ricordo questo periodo come solare forse perché avevo diciannove anni e nessuna voglia di dimostrare disagio generazionale tutt'altro ero completamente a mio agio la gente si muoveva, pensava, parlava, rideva e cantava ero riuscito a conoscere più gente in quel periodo che in tutta la mia vita precedente.
E non era tutta guerriglia...anzi.
Io a Radio Alice ci ero stato e m'avevano pure fatto trasmettere e chiacchierare in veste di "compagno di Controradio di Firenze", siccome nessuno mi guardava ho messo su un polverosissimo LP di Chopin perché ritenevo (allora come oggi) che in quel momento i classici fossero più "trasgressivi" di quella pappetta di rock melodico che si stava imponendo e poi avrebbe portato alla definitiva morte del rock verace.
Alla metà degli anni settanta in Italia il rock era ancora un fenomeno marginale e noi lettori di Ciao 2001 e Qui Giovani ci consideravamo degli eletti, in radio non passava il rock perché esistevano soltanto le tre reti della RAI in AM,  ancora L'FM era terreno proibito. Noi del centro-ovest eravamo fortunati perché sulle onde medie potevi sentire Radio Montecarlo dove già cominciavano a trasmettere i primi DJ come Awanagana o Herbert Pagani che almeno ci facevano ascoltare qualcosa di decente. Poi anche la radio italiana sdoganò il rock ma soltanto in due trasmissioni: una il pomeriggio "Per voi giovani" e una la sera tardi "Pop Off"  che io ascoltavo di nascosto a letto con una radiolina nascosta sotto il cuscino...insomma una cosa tipo Radio Londra.
Quindi quando anni dopo mi trovai dentro una radio dall'altra parte della consolle fu per me una cosa fichissima.
Nell'estate del 1977 mi ero portato da Londra dischi di una musica che in Italia non era ancora approdata: il punk, avevo portato il primo disco dei Clash, Rattus Norvegicus IV degli Stranglers, il primo disco di Eddie & the Hot Roads e il singolo "God Save the Queen" dei Sex Pistols che ancora non avevano registrato il loro primo album.
Tra luglio e agosto di quell'anno Controradio trasmise, forse prima in Italia, un programma settimanale intitolato semplicemente Punk Rock. La cosa richiese anche una riunione della redazione per approvare la messa in onda di gruppi che si rifacevano ad un'ideologia non meglio definita e che si disegnavano le svastiche addosso.
Tutti mi guardavano male ma la mia arringa difensiva che spiegava come il simbolo della svastica in Inghilterra aveva soltanto un valore di provocazione e non una valenza politica etc. etc. fece in modo che gran parte della redazione (che poi erano tutti i membri della radio escluso nessuno neanche quello che faceva la trasmissione di ufologia) quella più creativa appoggiò la mia trasmissione che andò in onda ancora per un sacco di tempo.

Blair & Gentiloni una bella coppia di...censori

Adesso siamo arrivati al limite della sopportazione, Blair non più contento di vedere come i suoi soldati picchiano a sangue i ragazzini irakeni, ordina ai portali di video, tipo il celeberrimo e ormai famigerato You Tube, di chiudere ai video compromettenti con un decreto legge. Insomma ciò che da sempre si è chiamato censura...

La nostra Costituzione prevede invece la libertà di stampa e quindi la libera circolazione delle notizie anche quelle che possono "danneggiare" il Governo. Già con Berlusconi la sinistra aveva gridato alla censura per il caso Santoro/Biagi/Luttazzi, ma oggi il Ministro delle Comunicazioni (spero si dica così visto che da oggi i Presidenti di Regione si chiamano "Governatori" e il Presidente del Consiglio "Premier" come negli USA, siamo proprio un popolo di pecore) insomma il sig. Gentiloni si adegua agli inglesi (siamo proprio pecoroni visto che prendiamo lezioni da popoli che quando noi avevamo l'impero più grande del mondo vivevano ancora nelle capanne di fango e portavano le corna in testa) e invoca una legge simile anche per l'Italia. Questo governo di falsa sinistra si sposta sempre più a destra e anche Rifondazione vota per rifinanziare i nostri guerrieri in Afghanistan!

Tutto ci possiamo immaginare (anche nelle menti più contorte e fascioidi) meno che la sinistra invochi la censura sulla libera circolazione delle notizie. Quella stessa sinistra che è nata con il concetto di Controcultura oggi limita anche la cultura ufficiale o ufficiosa nata con internet. E nessuno dice niente, perfino gli USA, con una democrazia più evoluta della nostra senza dubbio, non si permettono di limitare la libertà di stampa ma noi siamo un paese diverso abbiamo avuto vent'anni di regime totalitario senza che per la gente cambiasse niente nella quotidianetà e allo stesso modo rimaniamo quasi indifferenti alla sottrazione dei più elementari diritti di libertà, diventa una china difficile da risalire tanto quanto l'accorgersi di scivolare nella cacca.

Ieri poi ho ascoltato la lettera del Mullah Omar letta da Travaglio a "Annozero", quest'uomo ha le idee molto chiare, altro che fanatico terrorista fondamentalista o talebano che dir si voglia, ed è stato anche ribadiito (e io l'avevo già scritto in un post) che questa è una guerra per l'oppio, tornato ai fasti coltivativi dell'Afghanistan pre-talebano. Sarà un caso?

Se vedi un punto nero...

Noi non siamo il paese degli Ayatollah eppure esiste anche in Italia un forte potere "spirituale" che si comporta come un potere temporale, in maniera simile ai tanto biasimati sacerdoti sciiti iraniani, e questo è il Vaticano.

Schiavo del più piccolo stato del mondo il popolo italiano subisce l'ingerenza di uno stato straniero, uno stato vero e proprio con tanto di sovrano assoluto (figura ignobile, quella del sovrano assoluto, ormai condannata politicamente dalla storia all'estinzione) una specie di parlamento e un proprio esercito.
Purtroppo questo potere del Vaticano è preso in seria considerazione dai nostri politicanti nelle scelte che lo stato italiano cerca di attuare per tentare di essere il più simile possibile agli stati di moderata civiltà occidentale.
Divorzio, aborto, cellule staminali, matrimoni tra omosessuali, la Conferenza dei Vescovi (CEI) riesce a porre i suoi veti, fortunatamente non sempre accolti, e creare malumore e conflitti nella nostra società che anche soltanto ascoltando questi proclami della CEI (da poco guidata dal nazista Bagnasco dopo le dimissioni del fascista Ruini) creano divisioni e ci mantengono in uno situazione di barbarie di altomedievale memoria.

Lo Stato Pontificio è stato tra gli ultimi ad abolire la pena di morte (proprio loro i signori di "porgi l'altra guancia") cosa deve insegnarci uno stato di preti, boia e poliziotti?
Voltaire, che non era un ateo ma un deista quindi credeva in un essere superiore trascendente, aveva constatato nel suo "Trattato sulla tolleranza" che l'intolleranza religiosa appare in Europa con la presa di potere del Cristianesimo, una delle tante religioni orientali approdate a Roma nel tardo Impero (insieme al Mitraismo e il culto di Iside) viene al pari delle altre accolto in un impero multiforme sia per razze che per religioni, ma dopo Costantino seguì il tremendo periodo dell'"abbatimento degli idoli" (di cui i cristiani sono andati molto fieri ne hanno fatto soggetti per affreschi e tele). Lorenzo Lotto nelle sue "Storie di Santa Barbara" ci mostra la santa che rifiuta di accettare la "falsa" religione dei padri e sputa letteralmente sulla statua di Giove, e che ti sputi stronza! Rispetta il pensiero altrui!

Il comportamento del clero odierno non si discosta molto da questo bell'esempio di tolleranza e civiltà.
Dalle "Memorie di Dioscoro" una cronaca egiziana del VI secolo:


"...Andarono e giunsero alla città, e la folla degli ortodossi uscì e si diresse verso di loro. Allora egli ordinò che accendessero un fuoco e gettassero Omero il sacerdote in esso; e quelli lo bruciarono con gli altri idoli che trovarono nella sua casa..."


Dobbiamo guardarci da questi violenti seguaci di una religione che impone la propria idea con metodi tanto brutali e anche se oggi sono disarmati non è detto che non siano altrettanto pericolosi.


 

AUGURI

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Auguri a tutti quelli che passano di qua

Grazie Roma

Questa cosa è brutta proprio, di nuovo la polizia, di nuovo abbiamo dimostrato che non siamo maturi per ospitare partite troppo importanti, grazie alla nostra polizia (da tutti i partiti poi difesa prontamente) che si è comportata come una spedizione punitiva delle peggiori bande fasciste sudamericane. Questa storia ci ha nuovamente sputtanati a livello internazionale visto che le immagini, tremende dei poliziotti che manganellano persone ormai in terra, comunque una reazione sproporzionata rispetto a quel gruppo di hooligans (comunque disarmati) che hanno provocato l'incidente, sono passate ormai in tutte le TV e da tutti i commetatori stranieri hanno messo in rilievo l'inutile violenza della polizia italiana. I picchiatori che si nascondono dietro gli elmetti vanno prontamente individuati e puniti in maniera esemplare affinchè questo schifo possa cessare e non si continuino a sentire degli impuniti al di sopra della legge.

GF 7 - Sant'Orsacchio Martire

Di Orsacchio non sappiamo niente fino a quando disceso dal monte, novello Zarathustra, arrivò a Cinecittà dove in un tripudio di foglie di palma, ramoscelli d'ulivo e palloncini colorati fu accompagnato dal Beato Marco Liorni alla soglia della Casa nella quale si consumò il suo martirio.
Se i vangeli sinottici non dicono niente della sua infanzia, l'apocrifo vangelo secondo San Secondo racconta che nacque in una borgata durante il censimento di Roma nel 1967 d.C.  e come vuole la profezia gli fu imposto il nome Massimo anche se la trinità Gialappa's lo ribattezzò Orsacchio, così come Krishna nacque con la pelle azzurra a dimostrazione della sua divinità, Orsacchio ebbe in dono i capelli rossi; "rosso in un paese di mori" sentenziò allora il martire.


Orsacchio non ebbe vita facile tra i farisei del Grande Fratello fu cinque volte nominato e per cinque volte fu graziato dalla gente che voleva ascoltare la sua parola. Durante un'eliminazione "secca"  in otto lo tradirono e fu cacciato dal tempio, ma non morì e fu discaricato. Dopo sette giorni risorse e fu di nuovo assunto in Casa secondo il volere dei profeti e tra il malumore dei farisei. Fu più volte battezzato in piscina, le sue parabole non furono comprese così come le sue barzellette. I farisei tentarono più e più volte di mettere alla prova la sua saggezza con difficilissimi indovinelli, ma Orsacchio resistette alle loro tentazioni, fu tentato anche nella carne da Maria Maddalena-Guendalina, insomma non ebbe vita facile, distrussero la sua statua di Santa Priscilla ma la divinità del rosso malpelo non fu scalfita nemmeno dalle più tremende prove.

Patì sotto le cuscinate, ma la sua saggezza lo trascinava, in preghiera zen, nel giardino "orto degli ulivi" della Casa, gli furono inchiodate le scarpe bianche da preghiera e combattè contro la diabolica caffettiera.
Con la sua profonda saggezza dimostrò agli increduli che l'Area 51 è pari a 4 (2 la base X 2 l'altezza = 4). Il suo odore di santità provoca malcontento tra i sacerdoti Milo, Andrea e Alessandro "il muto di Trastevere".
Ma il giorno che gli chiesero "Maestro insegnaci a pregare" il santo Orsacchio recitò la preghiera dell'Ingegnere:

Caro Gesù bambino
in questa notte di gioia e di pioggia
dei miei dati elettronici
instrada il cammino
dammi un compilatore robusto e veloce
fai che il mio programma
sia privo d'errori
e che una volta lanciato
corra alla velocità della luce
Fa che la linea
non perda il segnale
e che la connessione
sia sempre ottimale
e che i piccoli bit
messi insieme danno luogo a parole
e gridino insieme con forza
"siate felici!"
anche se ora è Natale

Dopo questa dimostrazione il  nostro grido non può essere che questo: Orsacchio Santo subito!

Cattivi maestri? No poveri imbecilli.

Forse perché sono un vecchio nostalgico, forse perché i voltagabbana mi fanno pena e chissà per quali altri mille motivi, rimango spesso male quando mi rendo conto come sono piccole di cervello persone che, per certi versi, quando ero un giovane adolescente ritenevo vicine al mio modo di pensare, di vedere il mondo, di vivere la politica etc.
La delusione è sempre una sconfitta e ti lascia dentro un senso di amarezza ma anche un'incazzatura dura da digerire. Lenin aveva scritto un libro intitolato: "Estremismo malattia infantile del Comunismo" che spesso i figgicciotti (ovvero i robottini della Federazione Giovanile del PCI) ci sventolavano in faccia ribadendoci che persino il "piccolo padre" ci aveva condannato già dal 1917 (a noi infantili estremisti d'allora).
I figgicciotti degli anni '70-80 sono i DS di oggi (il capo della FGCI nel 1977 si chiamava Massimo D'Alema) una sorta di reduci di un brutto modo di essere di allora e di un pessimo modo di governare oggi. Sì perché costoro oggi, grazie anche ai voti degli ex estremisti, sono al governo.
Si sono accorpati insieme alla peggio feccia ex democristriana, guidati dal ragioniere dell'ENI leccapiedi dei più brutti e infami destrorsi dirigenti della classe al potere del tempo della cosiddetta "Prima Repubblica": Prodi.
Ma su questo che possiamo dire oggi di ciò che non è ancora stato detto? Già al tempo di Berlinguer (vero distruttore della sinistra storica italiana) questa gente dimostrava abbastanza palesemente che per il potere sarebbero stati disposti ad un compromesso con gli amici della mafia, quelli che hanno stravolto le nostre città con l'edilizia selvaggia, coloro che spedivano i celerini a sparare ad "altezza d'uomo" durante le manifestazioni dei malati d'estremismo.


Ma torniamo ad oggi, se gli ex comunisti sono pappa e ciccia con la feccia politica e l'hanno imbarcata ben volentieri nel loro (nostro?) governo quindi questa degenerazione era annunciata, un altro discorso meritano coloro che negli anni '70-80 erano pericolosi infanti ammalati di estremismo.
All'inizio di questa settimana abbagliato dalla pubblicità che allegava la guida rossa del Touring della città di Roma al settimanale Panorama sono stato costretto a comprare anche la brutta rivista di Berlusconi. Inutili le mie richieste di poter acquistare la prima senza il secondo, l'edicolante (forse comprendendo la mia tragedia) ha detto che avrei comunque potuto usare in altro modo la rivista se proprio non riuscivo a leggerla, ad esempio per accendere il fuoco nel camino o per incartare le uova, stava proponendomi di pulirci i vetri delle finestre ma poi si è reso conto che la carta patinata non era adatta a questo nobile scopo e nemmeno ad uso carta igienica per le stesse motivazioni.
Sfogliando Panorama, che comunque risultava essere un ottimo lassativo naturale, mi sono imbattutto in un articolo a firma Adriano Sofri... Adriano Sofri ??  Quello di Lotta Continua!! E 'cci kezz!! All'inizio ho pensato ad un intervento casuale, poi mi sono dovuto ricredere quel Sofri, il padre del consultatissimo blogger Wittgestein, aveva una rubrica fissa su questa cacca di giornale.


Beh dato che pure l'articolo faceva cacare ed io ero nel posto giusto per leggerlo mi sono vergognato per lui, per il figlio e soprattutto per me stesso che un tempo pensavo fosse una persona ammodo. Non so perché il mandante dell'omicidio Calabresi fosse libero (altri più coerenti ancora se ne stanno in galera a marcire per reati anche minori), non soltanto ma ho scoperto che è anche collaboratore del (udite, udite!) "Il Foglio", sì quello di Ferrara, giornale che non arriverebbe neanche in edicola se non fosse sponsorizzato dagli americani, dalla CIA e dalla moglie cornuta di Berlusconi, giornalaccio illeggibile ma con firme dell'ex intellighenzia dell'extrasinistra come Enrico Deaglio (ex direttore del quotidiano Lotta Continua),  Filippo Facci ovvero uno dei blogger di Macchianera, Massimo Bordin direttore di Radio Radicale, ma anche personaggi sinistri come Pietrangelo Buttafuoco (già al Secolo d'Italia)  e Fausto Biloslavo del "Giornale" soggetto inquietante vicino al regime fascista afghano e "dulcis in fundo" Giampiero Mughini, anche lui ex lottacontinuista e juventino oggi campione dell'imbecillità televisiva tutti alla corte del ciccione craxiano insieme al nostro caro Wittgestein.

Allora  penso che i casi sono due, o sono rincretinito io o sono rincertiniti questi poveracci, però alla fine, senza falsa modestia, credo che la seconda ipotesi sia la più vicina alla realtà.

GF 7 - La Semiotica di Diana

Esiste un libro degli anni '40, pubblicato anche negli anni '70 in Italia su sollecitazione di Umberto Eco, del sociologo ebreo-americano David Efron intitolato... [...]

Good Morning Afghanistan!

Per evitare che l'Afghanistan diventi il nostro piccolo Vietnam, dobbiamo cercare di uscire da questa palude. I Talebani sono i più forti controllano mezzo paese e hanno il pieno sostegno della popolazione afgana, su questo non ci piove, l'ha capito pure D'Alema che nonostante le critiche del governo USA ha invitato anche i rappresentanti dei Talebani al tavolo della pace.
Certo che il popolo americano, se non fosse sanguinario, sarebbe comico; come puoi stimolare una ricerca della pace se non tratti con i tuoi nemici? Beh in fondo è perchè gli americani la pace non la vogliono fare, soprattutto è il governo neocon americano che si oppone a qualunque trattativa.
Infatti le trattative per la liberazione del giornalista di Repubblica hanno già creato frizioni fra l'atteggiamento italiano e quello americano, insomma per gli USA i Talebani sono una specie di BR che non rappresentano che se stessi e con i quali è doveroso non trattare nemmeno se ne va della vita di un ostaggio. Questo sarebbe pure comprensibile se i Talebani non controllassero ben un terzo del paese rappresentando non una formazione terroristica ma una realtà territoriale ben definita con un proprio vertice politico, con un esercito organizzato e propri confini, una vera e propria fascia "deamericanizzata".
Fa specie, per chi crede nella libertà, doversi confrontare con un gruppo di fondamentalisti religiosi che rappresentano il pensiero più retrogado e fascista dell'Afghanistan ma dall'altra parte della barricata stanno coloro che vogliono imporre una democrazia fantoccio ad uso e consumo dell'Occidente, per il controllo della maggiore risorsa del paese: l'oppio.
Insomma si rischia una nuova "guerra dell'oppio" come in Cina all'inizio del secolo scorso.
Bertinotti rappresenta un'istituzione dello stato quella di Presidente della Camera, e si sta sputtanando come alternativa al potere moderato di questo governo democristiano-socialdemocratico (la peggio miscela che si possa pensare e peggio ancora appoggiare) una coalizione che guarda verso il centro e tenta di recuperare i voti dei peggio messi dell'UDC. Ancora oggi il cattolicesimo più "democratico"  UDEUR, Margherita e simili possono spostare verso destra l'Unione (de che?) e pretendere che cose inammisibili come la permanenza delle nostre truppe in Afghanistan.
La gente più sensibile (in questo frangente gli studenti universitari) al problema lo ha giustamente fischiato...Bertinotti che partecipa ad un convegno di un gruppo di cooperazione di CL? Sintomo di tempi peggiori di quanto ci si potesse aspettare...tempi di lupi.

GF 7 - Tempo di bilanci

Ormai siamo in dirittura d'arrivo col GF7/2007, già troppi post gli ho dedicato con questo (forse l'ultimo) cercherò di trarre qualche bilancio e soprattutto cercherò di fare una previsione sull'identità del vincitore. Naturalmente dobbiamo aspettare il risultato finale anche se, secondo la mia previsione fatta con l'ausilio dei tarocchi e la lettura delle foglie di the, la finale se la giocheranno: Milo, Andrea e Francesca.
Non obbligatoriamente in quest'ordine ma verosimilmente questi tre. Perchè? Semplice nei tarocchi sono usciti: il Bagatto (che ho assegnato a Milo), l'Amoroso (assegnato senza dubbio ad Andrea "io garbo a tutte") e la Luna (nella quale si può leggere la "lunatica" Francesca "te la do e non te la do").
Ma tornando a quello che è successo in questi mesi i concorrenti possono essere suddivisi nelle seguenti categorie:


1 - I boni (Alessandro, Raniero e Francesco)
2 - Le intraprendenti (Diana, Mirela e Melita)
3 - Le tre (dis)grazie (Guendalina, Simona e Francesca)
4 - Gli alieni (Massimo e Sonia)
5 - Efforzaitalia...o i raccomandati (Gabriele e Alfredo)
6 - Gli outsider (Milo e Andrea).
7 - Gli altri (qualcuno se li ricorda?)

Nello specifico a ciascuno si può attribuire sommarie descrizioni quali:

Alessandro - il pompiere silenzioso. Una specie di David di Michelangelo, nella casa ha parlato anche meno di quanto abbia fatto la statua più famosa del mondo. In compenso ha scopato più di tutti e con le due più "bone" del reame.

Raniero - il cattivo soggetto. Il solito nobile della casa (già abbiamo avuto i precedenti di Filippo, il Principe Pacelli e Marianella) nessuno dei quali ha fatto la sua porca figura, tutti pesantemente tatuati (come del resto è uso fra la nobiltà a partire dal cadetto di casa Savoia Amedeo d'Aosta).
Raniero ha aggiunto la sgradevolezza tutta pariolina di colui che crede nella propria impunità. Lo scherzo della pipì a Guendalina è paragonabile alla confessione di Fedro di aver scopato una ragazza ubriaca e priva di sensi ad una festa (comportamento da codice penale per atti di libidine e violenza sessuale). Raniero già con una sentenza passata in giudicato per atti di violenza ha aumentato qui il suo curriculum con pugni e calci (per fortuna alle cose e non alle persone).

Francesco - Macho man ovvero l'ultimo dei Village People. Pompato e quindi spesso a torsolo nudo è stata la vera icona gay del GF7 tanto che si faceva  inquadrare in veste di ballerino da 8 marzo mentre le tre cozze's angels intonavano la gayssima "Macho man" dei Village People, sorridendo fiero della sua prestanza fisica ma inconsapevole che finirà forse a fare il modello per il calendario di Gay News.

Mirela e Diana - Le cacciatrici. La novità, il vento dell'Est del GF7, appena entrate si sono subito accoppiate con una risolutezza tutta slava non presente nelle pudiche italiane delle scorse edizioni, altro non hanno fatto se non copulare fin dai primi giorni, tanto valeva che s'accoppiassero in un pied a terre, hanno comunque un futuro nel prossimo film porno "Il grande pisello".

Massimo - Il Buddha delle periferie ovvero l'Oriente è "rosso".  Cosa possiamo dire di più di ciò che è già stato detto su Orsacchio? Il nuovo Medioman o un Ottusangolo più ottuso (se si può) salvato dalla Gialappa's senza il cui supporto sarebbe già tornato su Saturno da tempo.

Sonia - L'indiana. Unico aggettivo che si può accostare alla sua opaca partecipazione al GF.  Stranamente si chiama Sonia come la moglie di Rajiv Ghandhi. Ma se Sonia Ghandi è l'italiana più famosa dell'India, quella del GF non lo è altrettanto in Italia, forse nello scambio ci abbiamo perso qualcosa.

Milo - Che te lo dico a fa'? Il solito romano dalle battutacce pungenti, ai GF ce ne sono stati una schiera. Decisamente meno rozzo di Fedro (che pure veniva da una famiglia dell'Olgiata, uno dei quartieri più esclusivi di Roma) e meno burino di Floriana, anche soltanto per questo motivo, secondo me, ha buone speranze di raggiungere il bottino finale anche se decisamente ridotto dalle intemperanze del buon Raniero che ha spaccato tutto quello che c'era da spaccare.

Andrea - Io garbo a tutte. Questo è stato il suo "leimotiv" durante la permanenza nella Casa, ma non ha risolto soprattutto perchè ha deciso di portarsi nella suite Francesca che non glie l'ha data. Il caro Andrea forse garberà a tutte ma non conosce certo la psicologia femminile e non ha capito che fra le due l'indiana non avrebbe resistito ai suoi assalti e le sue proposte e si sarebbe immolata per un po' di gloria televisiva.

Francesca - Rosso napoletano. La tranviera partenopea nonostante la fronte bassa e l'attaccatura dei capelli che inizia poco sopra le sopracciglia ha pure il cattivo gusto di farsi un piercing là dove avrebbe messo in particolare evidenza questo suo difetto, ha comunque trovato un estimatore.
Ha fatto comunella con le tre "grazie" della casa anche se non abbiamo capito se lei fosse Grazia o Graziella, di certo non è Grazie-al-cazzo, visto che ha dato picche alle avances di Andrea e gli ha dato pure del "provinciale" sicchè lui non ha potuto dimostrare la potenza sessuale tanto sbandierata.

Simona - La capocerbiatta. Ha fatto subito comunella con le altre donne, l'inventrice delle Charlie's Angels, personaggio-non personaggio, ormai la sua visibilità è legata  agli insulti che propina a ogni piè sospinto ad Orsacchio. Per il resto del tempo si chiude nella sauna con le altre due "grazie".

Guendalina - Sono gli altri che mi dipingono così. Gwen 1, 2, 3 dalina è la snob di questa edizione, inizialmente disposta a condividere lo spirito "popolano" romanesco di Milo, lei milanese d'adozione si ritrova in una discarica invece che nell'elegante appartamento del GF, così accetta le avances del sornione Milo e pare che qualcosa sia successo nell'autobus-camera della discarica quando la sua mano s'è mossa furtiva vicino alle parti intime del romano. Assunta finalmente nell'appartamento reale si è lasciata coinvolgere dalle altre due "grazie". Il suo amore per la pipì addosso ha sdoganato il "pissing" nelle case degli italiani.

Melita - La donna del tronista. Sbarcata al GF con un bel curriculum di calendari e fidanzamento con un protetto di Maria De' Filippi, gli ha messo tranquillamente le corna col bel pompiere usando un "particolare" eloquio ben dimostrato dalla rivale Diana in un face-to-face. Quando non concedeva le sue visibili forme al pompiere piangeva.

Gabriele Il Presidente. Milanese classico ha capito che l'importante è essere presidente, non importa se di una discarica o presidente del Consiglio, il potere è potere, ma alla fine i suoi intrallazzi lo hanno scoperto cinico e sfacciatamente assetato di voglia di arrampicarsi, anche in onore del suo presidente preferito, il divo Silvio, ma come quest'ultimo è diventato ex, ed è stato cacciato ingloriosamente.

Alfredo - Lo zoccolo duro del forzismo. Sarà sicuramente ricordato per il suo "minchia" pronunciato con veemenza alla visione di ciascuna stanza della casa. Alfredo rappresenta lo sfigato con le donne a cui chiederà invano a tutte  assistenza infermieristica per le sue problematiche di carattere sessuale puntando magari alla legge della "L", sarà ignorato ed eliminato senza infamia e senza lode. Rappresenta la Forza Italia "popolare", iscritto al club azzurro del suo paese non ha un futuro nemmeno nella politica primitiva berlusconiana.

Tutti gli altri sono soltanto dei nomi neanche buoni ormai per una foto-ricatto della Corona's e confondibili tranquillamente con il pubblico se non fossero seduti in un divanetto accanto alla Marcuzzi.

GF7: Lo Zen e l'arte di sopravvivere in una discarica

"Io sono un guerriero silenzioso
quando combatto
non mi si vede"
(Haiku del guerriero)

Ormai credevamo che Orsacchio il rosso fosse stato messo alle corde dalla perfida eliminazione a tradimento del Grande Bastardo, ma Lui ha dimostrato come ci si possa adattare anche alle situazioni estreme e rinascere dalle proprie ceneri come l'Araba Fenice anche se in una discarica.
Orsacchio oltre che mitico si dimostra sempre più mistico, il suo segreto?: lo Zen.
La sua aura di misticismo era balzata agli occhi di tutti già nella casa, infatti a Lui chiedevano di risolvere indovinelli impossibili e la sua saggezza trascendeva dalla risoluzione lasciandola ai posteri come una centuria di Nostradamus.
Gli haiku che ripeteva ossessivamente nel giardino erano già un'ampia dimostrazione della sua anacoretica spiritualità. Così come Archimede esultò con un Eureka! Orsacchio, moderno maestro di vita, cocludeva i suoi mantra con l'esclamazione: Bingo!
La sua anima panteistica lo legava al tutto e dal percorso della sua mente erano nate perle di saggezza che soltanto con un profondo studio potevano essere comprese dal popolo della casa del GF, ma ahimé era come l'evangelico dare le perle ai porci.

Primo haiku detto "del cammino" del Maestro Orsacchio:

Lungo il cammino rossa è la sera
grande la terra
bellissima la sua aria

Qui il novello Buddha inizia col mantra del cammino che lo lega all'assoluto spirito e alla madre terra.

Secondo haiku "del cammino"


Lungo il cammino
io allargo il giro
fai un altro giro
e trovi il cammino
e se nel mondo
tutto capisce
tutto nel genere s'incupisce
In questo, molto più difficile del precedente, l'assoluto spirito vagante prevede un Armageddon nel tremendo finale "tutto nel genere incupisce"


Terzo haiku "del cammino"


Le idee sono molteplici
si raggiungono
partendo dall'uno
cammina cammina
vai.
L'invito a raggiungere un platonico mondo delle idee contraddistingue questa terza parte.


L'haiku detto "dell'abbacchio in forno"

Crea una nuova pietanza
mettici tanta intelligenza
mettici una spruzzata
di buona volontà
condiscila alla fine
ammirala con i tuoi occhi
ascoltala col tuo olfatto
ed infine un pizzico di sale
Quest'ultimo pensiero è decisamente il più difficile, ormai i monaci tibetani hanno già cominciato a studiare la risoluzione dell'enigma, cento anni non basteranno a comprendere la sentenza: "ascoltala col tuo olfatto", servirà probabilmente la sua terza reincarnazione a risolvere il dubbio, ovvero la reincarnazione dell'Orsacchio trismegisto (il tre volte grande).

Ma nella discarica la dissociazione tra il se e il corpo astrale di se l'ha portato a compiere il miracolo degli scacchi, ossia giocare a scacchi contro se stesso e riuscire a non perdere, ma il vero miracolo è prevedere le mosse di un tremendo avversario che pareva anche lui avere le stesse facoltà di preveggenza. La lotta è stata dura ma alla fine la partita è finita pari e patta.
Dopo questa dimostrazione della divinità il nostro grido deve essere unanime:
Orsacchio santo subito!

Storia del 1977 (prima parte)

L'uccisione di Francesco Lorusso a Bologna, la manifestazione del 12 marzo a Roma

 

 

Grande Bastardo pagherai caro il tuo errore.

 

Stavolta gli autori di questo programma l'hanno fatta grossa. L'esclusione a tradimento dell'unico outsider del GF7, Orsacchio rosso malpelo, ha dimostrato, se ce ne fosse stato bisogno, come si può taroccare (in corso d'opera) il plebiscito del pubblico che aveva salvato Orsacchio da ben 5 nominations.
Eppure il format originale prevedeva che il pubblico dovesse avere comunque l'ultima parola sulle esclusioni dei concorrenti. Hanno voluto fare i furbi, il nostro dovere, adesso è quello di protestare e mandare mail d'insulto a Canale 5, non soltanto io v'invito a far calare a picco lo share della prossima puntata del Grande Bastardo (sintonizziamoci su altri programmi ad esempio Annozero di Santoro o quello che volete) per fargli sentire la nostra forza e la nostra incazzatura contro questo pilotaggio malcelato.
E poi che altro potrebbe stimolare la nostra curiosità? Sono rimasti personaggi inutili e senza spessore, a parte Milo che: o vince il programma o verrà escluso alla prossima tornata, e...tutto il resto è noia.

RIBELLIAMOCI! ALZIAMO LA NOSTRA VOCE DI PROTESTA! GIOVEDI' PROSSIMO NESSUNO DEVE VEDERE LA TRASMISSIONE! ORSACCHIO DEVE TORNARE! BASTARDI! 

L'indovinello più difficile del mondo

Ci sono due astronavi.
Tutte e due vanno su Marte.
Scendono gli astronauti.
Uno è biondo con gli occhi azzurri.
Uno è moro con gli occhi neri.
Domanda: prima di partire quello con gli occhi neri cosa si è scordato di portare?


Vi devo dare qualche indizio data la difficoltà della soluzione:


1° indizio: le due astronavi sono partite insieme.
2° indizio: non sono arrivate insieme ma una dopo un'ora.
3° il moro si accorge di aver dimenticato qualcosa guardando il biondo.
4° il moro è partito moro dalla terra.
5° però uno dei due non sa il colore degli occhi dell'altro.
6° il moro guarda il biondo e vede che ha gli occhi azzurri, il biondo non sa il colore degli occhi dell'altro.
7° uno parla solo russo, l'altro cinese.

Suggerimento importante: il fatto dell'ora è fondamentale.

Il premio è un pass per il Museo di Scienza e Tecnologia di Lawrence (Kansas).

Mondo video

Ormai i video dilagano e dialogano con gl'internauti e non soltanto:
Un video da "telefono azzurro"

 

 

Amerika, America

 

 

Oggi è l'80esimo compleanno di Gabriel Garcia Marquez, l'epica di Macondo, il luogo "altro" dove si svolge la colombianissima avventura della famiglia Buendia,  una lunga vicenda che mette in scena la non mai riconosciuta peculiarità della storia del Sudamerica.
Dall'altra parte dell'oceano, a Parigi, oggi è invece morto il filosofo Jean Baudillard; le due cose non sembrano in relazione ma tra Cent'anni di solitudine e il piccolo saggio del filosofo francese America esiste una comunanza di visione: la morte dell'occidente come luogo reale.
Macondo è un non luogo, dove si riveleno tutte le contraddizioni della storia, un paese utopico ma più reale della Germania dei "Buddenbrock". Baudrillard scriveva che l'America (intesa come Stati Uniti) è il coacervo delle contraddizioni dell'occidente, un luogo dove tra Salt Lake City e Las Vegas, la città del puritanesimo mormone e la città del vizio, esiste un deserto, un luogo senza spazio e senza tempo che unisce e divide le due realtà contradditorie della nostra cultura occidentale, la ricerca della purezza dell'anima, della religione fatta stato contro/con la città dello spreco, del sesso estremo e del vizio capitale del gioco d'azzardo, il momento della massima dissoluzione dell'occidente, della decadenza dell'Impero.
L'11 settembre è il punto d'arrivo di questo percorso che trasforma la realtà nella sur/realtà, la soluzione dell'attesa, la guerra totale che ha distrutto i nostri parametri di bene e di male, Baudrillard non a caso amava e chiosava Nietzsche e il suo concetto di "pensiero selvaggio" fuori dagli schemi hegeliani che sono rimasti per più di un secolo alla base dell'occidentalità del pensiero.
Se con la fine della Seconda Guerra Mondiale piano piano spariscono il colonialismo, l'ingerenza nelle questioni degli stati sovrani e l'intolleranza razziale e religiosa, dopo il crollo delle torri tutto questo viene azzerato.
Baudrillard scrisse all'indomani dell'attacco suicida a New York: "L'attentato di New York è stato l'Evento assoluto che l'Occidente sognava senza ammetterlo". "Il verdetto e la condanna che la nostra società pronuncia su se stessa" (Lo spirito del terrorismo, 2001).
Macondo è invece il piccolo paradiso della città a misura d'uomo, quindi utopico tanto quanto l'isola di Thomas More, la città del sole di Campanella e il mondo amoroso di Fourier. Mentre la realtà dopo l'11 settembre cede il posto alla nostra proiezione della realtà divenuta esclusivamente immagine e cedendo la parola di nuovo a Baudrillard che trae la conclusione che la nostra società non è che un insieme di imput, simboli senza significato che riempie gli stessi con un significato perverso come le guerre irachena e afghana quindi nella perfetta certezza della sua inutilità.
"La violenza dell’immagine, e in generale quella dell’informazione, o del virtuale, consiste nel fatto che essa fa scomparire il reale. Tutto deve essere visto o visibile. Il commercio delle immagini sviluppa un’indifferenza al mondo reale, che diviene un’inutile funzione o una fantasmagoria, come le ombre sui muri della caverna di Platone".

Articoli su Baudrillard nei giornali di oggi

Addio a Jean Baudrillard
http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/spettacoli_e_cultura/volpi-baudrillard/volpi-baudrillard/volpi-baudrillard.html
Addio al critico della modernità
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=162026
Jean Baudrillard, l'estetica del simulacro
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200703articoli/18954girata.asp

GF7: Salvate quest'uomo!

 

Massimo l'ingegnere "rosso" (soltanto di capelli) deve essere salvato e deve continuare la sua strada nel Grande Fratello almeno per qualche altra settimana.
La Storia lo impone e la Gialappa's lo richiede a gran voce per avere il materiale bruto della loro imperdibile trasmissione Mai dire Grande Fratello.
Perché?
Quando ero ragazzino andavo l'estate in colonia, dopo 15 giorni di mare a Viareggio rischiavo di rimanere tutto il resto delle vacanze estive a pascolare da solo in città allora i miei, che più di tanto non potevano spendere per le nostre vacanze, impacchettavano e spedivano me e mio fratello alla colonia montana organizzata dai preti.
L'ambiente della colonia ci ha temprati, come del resto succede con il servizio di leva che grazie a dio l'ho scampato, in questi luoghi senza dio, e senza genitori, impari che la convivenza con altri piccoli delinquenti è una cosa che va gestita seguendo una specie di codice non scritto ma contrario agli insegnamenti del "buon cristiano", e sì che era gestita dai preti!
Quando si è minuti, come ero io, in colonia non ci si può permettere di mostrare le proprie debolezze se si vuole sopravvivere ma bisogna scegliere il più delinquente dei delinquenti e mettersi sotto la sua protezione, non è difficile in genere questi super leaders delle colonie sono abbastanza coglioni e non hanno molta fantasia, allora tu devi dimostrare di essere più perfido di loro e organizzare le peggio cose.
Poi vanno individuati i bersagli naturali cui rendere la vita impossibile, i modi possono essere i classici letti a sacco o il sale grosso nei letti (una volta siamo stati costretti a rimanere svegli fino alle tre di notte fino a che i delinquenti spargitori di sale nei letti non avessero confessato, naturalmente il terrore di ritorsioni non ha fatto uscire allo scoperto nessuno).
Alcune varianti da me introdotte sono state le spugne bagnate tra lenzuola e materassi, calzini puzzolenti che guantavano le mani dei più duri di sonno e l'annodamento infinito dei pigiami fino a farli diventare piccole palle di stoffa (poi ci vogliono ore per farli tornare nella loro condizione naturale e l'alternativa era dormire nudi).
I soggettoni come "orsacchio" (ovvero l'igegner Massimo del G.F. 7) erano i bersagli perfetti, infatti all'interno della casa tutti lo stanno trattando come tale, gli fregano la cioccolata e lui denuncia tutto al Grande Fratello minacciando "questa è una cosa grave, qualche testa cadrà e i ladri saranno eliminati".
Il poveretto non sa, perché i bersagli si accorgono molto tardi del loro destino, che anche il G.F. dietro le telecamere se la ride delle sue minacce, così come in colonia i preti.
Ebbene il nostro grido deve essere: Salvate orsacchio e votate per l'eliminazione dell'altro concorrente (nel caso specifico tale Francesco con la personalità di un paguro quindi eliminabile senza far danni).
Salvatelo!

Il più grande attore del mondo

Dedicato a Carmelo Bene una sovrapposizione al più grande attore del secolo.

Qui si dimostra come Vittorio Sgarbi è un cialtrone di destra e niente ha a che vedere con la polemica del grande Carmelo

 

Svolta rock

Ok anche quest'anno è partito Sanremo, anzi è partita anche quest'anno la Gialappa's in RAI dire Sanremo su radio 2, ieri è stato lanciato anche il tormentone di quest'anno e pare che sia: Svolta rock. Proviene dall'incazzatura di Mango (il grande cantante calabrese :-)))) contro i Gialappi che si sono permessi di parlare di una svolta rock nella musica del grande Mango.

Da oggi per i prossimi giorni ascolterò i Gialappi con la TV messa su "mute" e speriamo che sia davvero una nuova svolta rock, come situescion, di qualche anno fa, i canguri di due anni fa etc.

Perché sanremo è sanremo anche con questa nuova svolta....

Coscienza in crescenza (testo di G.F. Manfredi)

 

QUARTO OGGIARO STORY
T'ho incontrata a Quarto Oggiaro davanti al Supermarket saccheggiato (oh ye)
avevi in tasca una scatola di tonno dello Wyoming...
si vede che la tua coscienza politica era scarsa...
lo ci ho qua il bourbon, io ci ho qua il vischi
io ci ho qua il caviale che a differenza del tonno non fa male,
lo questa sera mi bevo lo champagne circondato da quattro compagne...
Mentre tu te mange 'o tonno
con quel fesso di Totonno

Ti ho incontrata alla prima visione, dopo l'appropriazione.
Tu hai visto un Franchi ed lngrassia
mentre lì vicino facevano un film inchiesta sulla CIA.
Eh ma la tua coscienza politica è proprio scarsa
lo ho visto il Bertolucci, ho visto la Cavani
S. Francesco e i sette nani vestiti da nazisti
ho visto Scapponsanfan' dei fratelli Taviani,
C'eravamo tanto armati e diciotto film di marziani (micidiale!) in cineteca.
lo questa sera mi vedo i filmini svedesi con due compagne cinesi...
E tu te vede 'a televisione
co' Totonno fetentone

Ti ho incontrata alla Feltrinelli, tu fregavi solo gialli, neanche belli... ristampe.
Si vede che la tua coscienza politica è proprio scarsa.
Guarda me: io ci ho qua il Kerouac, ci ho qua il Garcia Marquez
ci ho qua il teatro di Fo, chissà che cosa me ne fo...
lo questa sera mi leggo la Morante con una bimba tutta pimpante
E tu te legge Agata Criste
co' Totonno poro criste

T'ho incontrata davanti all'armeria in attesa, con la borsa della spesa... esagerata!
Io compravo i soldatini, tu un fucile coi piombini.
Si vede che la tua coscienza ... è in crescenza.
lo ci ho a casa la Corazzata Potiemkin Politoys,
ci ho la spada del nonno carabiniere,
ci ho le pistole di madreperla e il mattarello di madre pirla,
ci ho le guns di plastica di Jasse James
e il mitra in simillegno con il fodero in similpelle e proiettili in silmilsalve
E tu te mette a ffa cagnara
co' stu cazz' de lupara
e Totonnino 'o fetentone
tene 'na sberla de cannone
e un tuo amico di Potopp
tene quaranta molotopp
e uno dell'autonomia viaggia sempre co' la zia
" cocosa c'entra la zia?" Pesa cinquecento kili e può sempre
servire.., calata dall'alto. Forse la tua coscienza è troppo
in crescenza...

Tutti a Vicenza! Via la NATO dall'Italia

Finalmente la gente si muove, non se ne poteva più del sonno della ragione che come diceva Goya si sa genera mostri. L'ascesa al potere di un governo di centrosinistra pareva aver addormentato il paese, quello vero. Libano, Afghanistan e Iraq, una politica estera che fa schifo, una politica interna che lascia insoddisfatti, la protesta, del popolo della "vera" sinistra finalmente si fa sentire.

Come si comporteranno i nostri tutori dell'ordine? Al solito con provocazioni gratuite e la classe politica moderata dai DS alla Margherita faranno il "mea culpa" contro i manifestanti che già sono stati inquadrati come Centri Sociali e No global...ma davvero, se si prevedono 70.000 persone al corteo sono tutti anarchici e autonomi? Forse è un gruppo ben più numeroso come i cittadini di Vicenza che si sentono giustamente espropriati della loro voce e del loro pensiero sulla questione, di pacifisti sui generis, ambientalisti e cani sciolti.

La NATO è un organismo obsoleto, non serve più certo a difenderci dai comunisti, la guerra fredda è finita, hanno vinto gli americani, bravi! Adesso se ci facessero il piacere di tornarsene nel loro Far West saremmo tutti più contenti. Insomma lo slogan è sempre lo stesso da anni:
VIA L'ITALIA DALLA NATO, VIA LA NATO DALL'ITALIA. 

 

You Tube un tubo

La censura colpisce ancora, adesso internet, che era diventata una palestra d'informazioni selvagge, diventa pericolosa soprattutto quando le notizie diventano scoop oppure escono dai canoni.
Ultima vittima, e questo ci dispiace molto, You Tube.
Comprato da Google, è stato ben ripulito da ciò che da fastidio al potere costituito e sono rimasti come fantasmi molti video, che stranamente risultano da poco tempo rimossi, anche se rimangono i link ai video rimossi, nel senso che compaiono ma quando li vuoi aprire una scritta ti avverte che è stato rimosso, anche se non vengono spiegati i motivi.
Basta comunque leggerne i titoli per capire che su You Tube da oggi in poi si fa solo cazzeggio e che non è più l'archivio di video rubati alla censura morale e ideologica, lanciati sulla rete senza nessuna revisione da parte di un comitato di controllo.
Insomma la rete doveva essere il luogo privilegiato della democrazia vera, quella che parte dalla base, dove chiunque poteva esprimere senza controllo le proprie idee, il vero esempio di quello che la gente pensava senza filtri, Internet aveva rimosso quello che Freud aveva chiamato il Super io che impedisce ai nostri istinti più bestiali e quindi più veri, ma anche quella nostra anarchia naturale, di superare certi limiti .
Naturalmente per censurare ci vogliono dei censori che controllano tutto e decidono per noi sul nostro pensiero, ma come diceva giustamente Orazio in tempi non sospetti: "Chi controlla i controllori?".
 Dalla censura di Indymedia in poi internet è diventato un luogo pericoloso, non basta occultarsi dietro un nickname, ti ritroverranno sempre: il Grande Fratello orwelliano ha sempre l'occhio aperto.
Nell'Aula Magna di Lettere di Firenze era stato disegnato con lo spray un triangolo con l'occhio, che diceva: "non dire cazzate, dio ti guarda" ma allora sembrava una battuta, anche spiritosa.
Oggi invece il motto sarebbe non scrivere cazzate, Loro ti guardano, ti trovano e ti spediscono in prigione, come al Monopoli, senza passare dal via.
Lo sapete che sulla versione cinese di Google digitando la parola "freedom" non esce nessun risultato? Come mai? Misteri della rete...

Giornata della memoria (corta)

Così se ne andata anche la Giornata della Memoria 2, abbiamo imparato il verbo infoibare (io infoibo, tu infoibi, egli infoiba etc.) e abbiamo pianto i nostri martiri infoibati.
Però la giornata della memoria pare avere la memoria corta, si parla di genocidio (un vero e proprio sputo in faccia a quei popoli, come gli ebrei o gli armeni, il genocidio l'hanno subito davvero), pulizia etnica e altre forme di tremenda repressione degli italiani della Venezia Giulia.
Io penso che tutto questo abbia un'origine della quale non si vuol parlare, cioè vogliamo veramente credere che gli jugoslavi abbiano cacciato gli italiani per puro divertimento o incredibile cattiveria?
Forse non è giusto fare la conta dei morti ma alle volte è proprio sui numeri che si scontra la storia, insomma stiamo ancora a discutere su quanti milioni di ebrei sono stati effettivamente, 6 milioni? 4 milioni? sempre milioni sono di innocenti, donne, vecchi e bambini inoffensivi.
Ma la storia degli italiani in Jugoslavia non è semplice, da quando la Slovenia è stata occupata  e la Croazia "protetta" (1941) i partigiani (com'è loro costume) hanno combattuto l'invasore.
Gli italiani (o meglio il governo fascista italico) e il loro protetto dittatore della Croazia Ante Pavelic hanno avuto qualche anno per fare la loro pulizia privata.
Un numero? I dati "italiani" in Slovenia parlano di un totale di 13.087 così suddivisi:

Bilancio delle vittime slovene in 29 mesi di terrore fascista, nei 4.550 Km quadrati di questo territorio:

Ostaggi civili fucilati ..................................    n. 1.500
Fucilati sul posto........................................   n. 2.500
Deceduti per sevizie..................................    n.  84
Torturati e arsi vivi.....................................   n.  103
Uomini, donne e bambini morti nei campi
di concentramento.......................................   n. 7.000

Totale..........................................................    n. 13.087

Un totale di almeno 31 campi di concentramento, e stragi indiscriminate come quella di Kragulevac dove furono fucilate 2300 persone civili  (per fare un confronto a Marzabotto i tedeschi ne uccisero 1820 circa) e il totale dei morti sloveni e croati nei campi di concentramento italiani assomma al numero di 11.606 (numero da aggiungere a quello precedente di 13 mila e rotti).
C'è poi un dato storico-geografico che non mi è chiaro, il regime di Tito dopo che da sempre le popolazioni della regione si sono ammazzati era riuscito a riunire etnie diverse (sloveni, croati, serbi, dalmati, kossovari, montenegrini etc), religioni diverse (cattolici, russo-ortodossi, greco-ortodossi e la più numerosa colonia musulmana d'Europa) perché avrebbe dovuto escludere la numerosa colonia italiana residente in Jugoslavia? Forse i ventimila e più morti, più i vari deportati in Germania hanno contato qualcosa? Forse perché  i responsabili italiani di tali eccidi erano rimasti impuniti, anche in Italia, e non c'è stata nessuna Norimberga per i capi di questa associazione a delinquere chiamata fascismo che ha seminato morte e orrore in Italia, Somalia, Libia, Grecia, Slovenia e Croazia?
La vendetta è una brutta cosa ma dove non arriva la giustizia...
E' vero che non esistono morti di serie A e morti di serie B, i morti sono morti...anche quelli degli altri morti a causa nostra, ma ognuno piange i morti propri l'importante è ricordare, ma ricordare tutto.

"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani". - Benito Mussolini, 1920
 

 

Canzone

 

Vorrei scriverti una canzone

anzi un rap sussurrato

tra i pini e la luna,

tra le dune e il mare.

Ma non so scrivere

ma soltanto vivere

e la vita sarà tua.

 

Vorrei sapere la melodia

di un ritornello che ci porta via

via dal male.

 

Vorrei saper ballare

fra le catene d'oro e le stelle.

 

Vorrei essere quello che vuoi

ma rimango là alla porta ad aspettare.

 

Vorrei saperti amare

Cara Isabella

ISABLU'

Isabella Santacroce scrittrice dark è entrata in polemica con Michele Serra a causa di una sua performance in cui mostrava un bracciale con la svastica io ho voluto qui inserire un parere su questa polemica con una lettera aperta all'autrice:

cara Isabella,
a proposito della polemica serra-svastica io personalmente (ma tu dirai che me frega del tuo pensiero) penso che i simboli, al di là degli aspetti provocatori che certe simbologie possono rappresentare, hanno un loro peso non indifferente.
In particolare certi simboli ormai diffusi a livello nazionale, penso alle croci celtiche, che svuotano di senso il simbolo stesso e l'idea che rappresenta. Questo potrebbe essere pure un bene perchè dietro le svastiche non sempre ci sono persone disposte a bruciare le sinagoghe. Purtroppo la presenza di certa simbologia fascio-leghista non è più una provocazione in un paese dove certi simboli hanno ancora un valore attuale e spesso da la forza numerica a certe frange repressive altrimenti non presenti nei numeri.
Dove certa ideologia è sconfitta la presenza del simbolo fascista è pura provocazione come succedeva a Londra al tempo del punk dove le svastiche abbondavano, non per questo i punk erano filonazisti, anzi mi ricordo bene (perchè ero presente) che al concerto dei Clash a Soho nel '77, i giovani fascisti del National Party furono duramente menati dai punk e sbeffeggiati dagli stessi Clash.
Oggi in Italia purtroppo non funziona alla stessa maniera di Londra, anzi certi toni revanchisti del precedente governo che ha fatto un'opera di revisione nella quale sono scusati la Repubblica di Salò, la Decima MAS e altre belle formazioni di assassini del genere, non ha allontanato il pericolo.

Uno che ha letto i tuoi primi tre libri.
ciao